la resa dei conti

Dopo il referendum, scatta la rappresaglia della casta togata contro i colleghi del sì

Dario Martini

Tra bottiglie di spumante che continuano ad essere stappate e Bella Ciao che continua a risuonare nei palazzi di giustizia, le toghe del Sì cercano di passare all’incasso e capitalizzare la vittoria ai danni dei colleghi magistrati e avvocati che hanno sostenuto il No. C’è aria di resa dei conti. E c’è chi non lo nasconde neppure. Come se chiedere la testa (metaforicamente parlando) degli avversari referendari sia una cosa normale. Ma ormai nella giustizia italiana si è ampiamente passato il segno. Ad infiammare lo scontro sono le parole del magistrato milanese Luca Poniz, ex presidente dell’Anm, che attacca frontalmente gli avvocati per il Sì. «Esce travolta un’intera classe dirigente dell’avvocatura - scrive - impegnata in una irresponsabile campagna violenta di delegittimazione della magistratura, in ciò spesso alleata con le posizioni più estreme e non di rado volgari. Quale che sia il destino delle camere penali è un problema che riguarda loro. Se esistesse anche un minimo di sensibilità istituzionale domani stesso ci si attenderebbero dimissioni da parte di chi ha speso impropriamente ruoli di rappresentanza». Dura la replica dell’Ordine degli avvocati di Milano, che esprime «sconcerto e preoccupazione» per le parole del «dottor Luca Poniz, sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Milano e già presidente dell’Associazione nazionale magistrati», perché «la cultura della giurisdizione si indebolisce ogni volta che il confronto scivola nella contrapposizione, addirittura nella denigrazione di una categoria, e si compromette quando si evocano logiche di resa dei conti, tanto più se affidate ai social». C’è chi va addirittura oltre nel livello dello scontro. È il giudice di Cassazione Francesco Agnino, già magistrato del Riesame di Catanzaro e giudice civile del Tribunale di Bari, il quale ha vergato queste righe: «Mi rivolgo ad alcuni avvocati e colleghi che hanno sostenuto il Sì, dal mio angolo privilegiato della Corte di Cassazione, vi invito ad abbandonare la toga, non perché avete sostenuto legittimamente il Sì, ma perché ho letto di vostri ricorsi o sentenze e l’aggettivo che meglio si attaglia è IMBARAZZANTI. Il diritto e in alcuni casi la lingua italiana scorrono paralleli ai vostri scritti imbarazzanti. Solo per questo dovreste dimettervi o cancellarvi dall’ordine. E adesso è togliersi qualche sassolino dalle scarpe». Poi resosi conto del clamore mediatico ha fatto marcia indietro chiedendo scusa con un post social. L’avvocato Antonello Talerico (dello studio legale Talerico&Partners di Catanzaro) ha inviato una lettera formale al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per chiedere provvedimenti come conseguenza a un post «di eccezionale gravità che ha turbato profondamente la comunità forense e una parte significativa della magistratura nazionale». Su alcune chat filo Csm c’è un togato che scrive senza mezzi termini che ai rappresentanti di lista che nei seggi portavano la spilla del Sì sarebbe «da spararli subito»; tralasciando l’uso dell’italiano resta il tono violento e allarmante di un magistrato che si esprime così. Ma non è l’unico. Una magistrata, con toni molto più casalinghi, scrive «questi grandissimi cornuti». Mentre un altro cerca di frenare la slavina di insulti spiegando che ci vuole «astuzia» e pone la domanda: «Siamo proprio sicuri di voler contribuire a scrivere il capitolo della loro saga ’io nelle liste di proscrizione dell’Anm?’». Intanto, i festeggiamenti fuori dalle righe delle toghe per il No proseguono. Dopo quanto accaduto lunedì nella saletta dell’Anm nel tribunale di Napoli, con i cori da stadio «chi non salta Meloni è», ieri è stata la volta di Bari. I comitati del No di Anpi, Libera e Cgil hanno tenuto una conferenza dove è stata intonata nuovamente Bella Ciao con la gradita partecipazione di magistrati e docenti universitari per il Sì, come òa giudice Ilaria Casu, coordinatrice del comitato Giusto dire No. Presente anche la presidente dell’Anm di Bari Antonella Cafagna, che se l’è cavata così: «È stata un’iniziativa non concordata e condivisa preventivamente». Ma c’è anche chi prende le distanze, come il presidente dimissionario dell’Anm Cesare Parodi: «i Cori da stadio a Napoli e Bella Ciao? Io non lo avrei fatto». Dalle Camere Penali, il presidente Francesco Petrelli richiama l’Anm «alla responsabilità e al senso della misura». C’è pure qualcuno che arriva a paventare ipotetiche ritorsioni. Eventualità respinta con forza dal ministro della Giustizia Carlo Nordio: «Che la magistratura invii raffiche di informazioni di garanzia o di provvedimenti giudiziari nei confronti di chi ha patrocinato questa riforma lo escludo categoricamente. E lo dico da ex magistrato, sarebbe sacrilego».