La mano della premier

Meloni volta pagina: Bartolozzi e Delmastro fanno un passo indietro. Pressing su Santanché

Edoardo Sirignano

Meloni volta pagina. Se il governo tira dritto e non ha intenzione di fermare la propria azione, si dimettono il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove e il capo di gabinetto del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi. Un epilogo che era già nell’aria nella serata di lunedì e che ha soltanto preso forma lo scorso pomeriggio, dopo una lunga riunione col Guardasigilli. A comunicarlo lo stesso esponente del governo: «Ho sempre combattuto – scrive il politico nativo di Gattinara - la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e, pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio».

Sono giorni, infatti, che il piemontese è nel tritacarne delle opposizioni per delle quote, poi cedute, in una società nel cui organigramma ci sarebbe la figlia del boss del clan Senese. A far discutere, in modo particolare, alcuni scatti che lo ritraggono, insieme alla collaboratrice del titolare di via Arenula (tra l’altro già criticata per le frasi sul «plotone di esecuzione»), nel ristorante di cui sarebbe stato azionista.

  

Più di qualcuno a destra fa notare che la sinistra, nella volata per il No, abbia parlato più di queste foto che della stessa riforma. Passa, infatti, qualche minuto dall’annuncio del dietrofront che abbondano i commenti al veleno dei "compagni". Per il M5S «crolla il castello della vergogna», mentre la solita Ilaria Salis di Avs, scrive: «Un fascista in meno al governo, avanti il prossimo».

Salvo sorprese, dovrebbe essere Daniela Santanchè. In serata, infatti, arriva una nota di Palazzo Chigi in cui Meloni, dopo aver ringraziato chi ha scelto di rimettere gli incarichi, «auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal ministro del Turismo». Nota che non passa inosservata, tanto che Pd e Italia Viva annunciano una mozione di sfiducia nei confronti di Santanchè.

La parola d’ordine per l’esecutivo, intanto, è «andare avanti», senza indugi. A ribadirlo la stessa premier che, nel suo primo messaggio dopo l’«occasione persa» sulla giustizia, aveva chiarito come la separazione delle carriere fosse solo un punto del programma di coalizione. Il cammino verso la Contea, utilizzando una metafora tolkeniana, è ancora lungo e ricco di colpi di scena. Chiarissimo, a tal proposito, è il commento del sottosegretario alla presidenza, Giovanbattista Fazzolari, che guarda già alla prossima sfida: la nuova legge elettorale. Ecco perché, sin da ieri, la maggioranza si sta concentrando su una norma che possa essere compatibile col famoso premierato. 

Chi guarda al futuro prossimo è pure il Guardasigilli Carlo Nordio che, a differenza di come vociferato da qualche big del campo largo, seppure si sia assunto le proprie «responsabilità» per la sconfitta referendaria, andrà avanti col proprio lavoro fino al termine della legislatura.