pressing dimissioni

Santanché esce dal ministero senza rilasciare commenti. Il precedente del caso Mancuso

Daniela Santanchè ha lasciato alle 15.05 il ministero del Turismo, dove da stamattina è al lavoro tra riunioni e appuntamenti programmati nonostante la richiesta delle sue dimissioni da parte della premier Giorgia Meloni. La ministra si è infilata in macchina senza rilasciare dichiarazioni. Non si sa dove sia diretta ma fonti del suo staff dicono che, a breve, farà rientro al Ministero.

Intanto una mozione di sfiducia nei confronti della ministra è prevista in aula alla Camera lunedì, quando si svolgerà la discussione generale.  All'indomani del referendum sulla Giustizia, il governo continua dunque a fare i conti con la vittoria del No. Ieri si sono dimessi il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Ma la presidente del Consiglio in una nota ha chiesto anche le dimissioni della titolare del Turismo. Nella storia della Repubblica italiana esiste un solo caso di mozione di sfiducia individuale verso un ministro: quello che coinvolse Filippo Mancuso, titolare della Giustizia nel governo Dini. Era il 1995 e il ministro venne costretto alle dimissioni proprio da una mozione approvata dalla sua stessa maggioranza. Il governo Dini, però, era un esecutivo tecnico - Mancuso sarebbe poi entrato in Parlamento solo nel 1996 con Forza Italia - e quindi la rimozione di un membro dell'esecutivo aveva un peso politico meno rilevante rispetto a quello che la presidente del Consiglio potrebbe dover affrontare oggi.