visti da lontano
Schlein, l’incubo e la leadership a rischio: da Civati a Meloni, tutte le scommesse perse
Se fosse un quiz in stile Mike Bongiorno - da lassù il conduttore ci perdoni - le domande ai concorrenti per indovinare il personaggio di cui ci accingiamo a scrivere sarebbero tre e non scontate, onde evitare una facile risposta. Prima domanda: quale leader politico (o politica) di oggi aveva in camera i poster dei film "Kill Bill" e "Moulin Rouge"? E ancora: ha sempre sognato di lavorare per il cinema, vero o falso? Per chiudere: la persona in questione ha mai fatto l'aiuto-regista? Parte la clessidra. Trenta secondi di tempo per dire di chi si tratta. Ventinove, ventotto, ventisette. Stop alla clessidra, perché abbiamo la risposta: si tratta di Elly Schlein, la leader del Partito democratico. Della sua passione per il cinema raccontò anni fa - febbraio 2020 - in una intervista a Vittorio Zincone per "7", il magazine del "Corriere della Sera". Alla domanda: "Ha mai girato un suo film o un cortometraggio?", Elly rispose così: "Qualche video per eventi. Alcune inchieste. E sono stata aiuto-regia in un documentario, 'Anija - La nave', che vinse il David di Donatello nel 2013. Parlava degli albanesi sbarcati in Italia a inizio anni Novanta". A chiusura di quella intervista, all'interrogativo se dopo l'impegno in politica tornerà a frequentare i set, la Schlein rispose: "È quello che vorrei fare da grande. Sono un'aspirante regista ma temo che rimarrò aspirante!".
Da allora sono passati tredici anni e oggi possiamo dire che il mestiere di Elly Schlein è la politica. Dopo la rovinosa sconfitta del centrosinistra alle elezioni politiche del 2022, col Pd guidato da Enrico Letta, il Partito democratico ha scommesso su di lei per cercare di tornare a battere, nelle urne, Giorgia Meloni e l'alleanza di centrodestra. Sinora non è andata benissimo la scommessa visto che il governo è arrivato al suo quarto anno di legislatura e, nel centrosinistra, i lavori per il campo largo sono ancora in corso. Mettere insieme Pd, 5 Stelle, AvS di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, almeno un pezzo di centro come Matteo Renzi, non è cosa facile. Quel che è certo è che, se guardiamo alla biografia politica della Schlein, la sua sensibilità pare guardare assai più a sinistra che al centro. Volontaria nel 2008 per la campagna presidenziale di Barack Obama negli Stati Uniti, nel 2013 entra nel Pd e nel 2014 viene eletta al Parlamento europeo. Alle regionali del 2020 si presenta in Emilia-Romagna nella lista Emilia-Romagna Coraggiosa, viene eletta all'Assemblea regionale e assume gli incarichi di vicepresidente e di assessore al contrasto alle diseguaglianze e alla transizione ecologica. Nel 2022 è eletta alla Camera dei Deputati e nello stesso anno si candida alla segreteria del partito. Nel 2023 vince le primarie del Partito democratico e diventa la prima donna a guidarlo.
Prima di tornare all'oggi, un passo indietro. È l'autunno del 2013 quando Elly Schlein fa il suo endorsement per Giuseppe Civati detto Pippo come candidato ideale a leader del Pd. La scelta si rivelerà perdente visto che le primarie del Pd nel 2013 le stravincerà Matteo Renzi. Nel 2015 proprio Civati lascerà il Pd per fondare Possibile e anche Elly, che con il renzismo non ha sintonia, deciderà di mollare il Pd. Possibile resterà, politicamente, un tentativo non riuscito di infastidire Renzi da sinistra. Per vedere la Schlein rientrare nel Pd toccherà aspettare la fine del 2022. La parentesi di Possibile resta interessante perché è la cronaca di come la Schlein non abbia azzeccato la sua scelta. Il punto è che pure su Giorgia Meloni e il centrodestra al governo le previsioni della leader del Partito democratico sono state sbagliate. Nel dicembre 2023 azzarda: "Questo governo non arriva a fine legislatura. L'ho sempre pensato. E ne sono ancora più convinta. Per questo dobbiamo prepararci". Da questa previsione son passati oltre due anni e Giorgia Meloni e la sua maggioranza sono ancora in sella. Un'altra scommessa politica sbagliata per Elly che adesso spera in un esito a lei favorevole del referendum sulla riforma della giustizia per mandare in crisi il governo. Anziché occuparsi delle sorti della Meloni, la leader del Pd dovrebbe dare ascolto a Romano Prodi quando avverte che le primarie per il centrosinistra sono da ripensare e che per evitare che diventino soprattutto giochi di corrente, prima occorre un programma. E qui, al centrosinistra, forse sarebbe utile porsi una domanda alla Mike Bongiorno: quale programma scegliere, busta 1, busta 2 o busta 3? Cercasi risposta, magari prima delle elezioni politiche del 2027.