COMUNISTI IN AULA
Carc, gli alleati del M5S chiamano alla “lotta” e attaccano Il Tempo. E l'imam amico vota No
Un guazzabuglio confusionario, che mette insieme Cinque Stelle e post comunisti, islamici convinti che la sharia sia la strada maestra da seguire e sindacalisti determinati a trasformare il venerdì nel giorno dello sciopero perenne e odiatori della libera stampa. I Carc, ovvero il Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo, hanno pubblicato, sul proprio sito, un’attenta e dettagliata analisi dell’incontro tenutosi giovedì a Montecitorio. Un convegno dal titolo enigmatico: «Per un governo che attui la Costituzione». Nei vari interventi hanno messo in un gigantesco calderone il referendum, l’amicizia col mondo islamico e la necessità di far cadere l’esecutivo «guidato dai fascisti». Tre i punti evidenziati dai nipotini di Carlo Marx. «La Costituzione non è attuata dal governo Meloni, che è anzi il promotore di continue violazioni, ma da chi occupa le aziende, coma la Gkn, dagli attivisti di Ultima Generazione ed Extinction Rebellion che denunciano la complicità delle aziende italiane nella Terza guerra mondiale, dalle organizzazioni sindacali di base che difendono il diritto di sciopero, dai docenti che si ribellano alla cultura del libro e moschetto, dai sanitari che rivendicano il diritto universale alla salute, da chi si attiva contro il coinvolgimento dell’Italia nel genocidio contro il popolo palestinese».
Una serie di concetti che, se non possono essere definiti sovversivi, sono davvero ad un centimetro da dinamiche tristemente note negli Anni di Piombo. Ma se il primo punto lascia dubbiosi al termine della lettura, il secondo sgomenta anche i più prudenti nel giudizio. «Tutte le strade previste dalla stessa Costituzione per formare un governo che incarna la sovranità popolare sono state sbarrate e sono precluse alle masse popolari: le stesse istituzioni che pretendono di operare in nome della Costituzione ne sono diventate strumento di violazione, sono strumenti di eversione, oppressione». Come dire, l’articolo uno della nostra Carta non viene rispettato, la volontà del popolo, secondo i Carc, non viene rappresentata in Parlamento e, quindi, urge correre ai ripari. «Ecco dunque la necessità di pensare e progettare insieme un percorso plurale e trasversale per definire le forme e il contenuto della lotta che conduce alla formazione di un governo che attua le parti progressiste della Costituzione del 1948. Questo è, nell’Italia del 2026, il testimone che la lotta di liberazione dai nazi-fascisti nel 1945 pone nelle nostre mani».
Leggi anche: Terrorismo, Gasparri: «Chi oggi minimizza è la stessa sinistra che andava a trovare Cospito in carcere»
Dulcis in fundo, il terzo (agghiacciante) paragrafo, in cui se la prendono anche con Il Tempo che ha raccontato il convegno del M5S alla Camera. «Sui giornali del ras dell’editoria, Angelucci, sono comparsi attacchi e criminalizzazioni di ogni tipo. Una menzione particolare per Stefania Ascari. Perché ha messo gli obiettivi del convegno al di sopra di ogni polemica, di ogni attacco, di ogni pressione». Comunque, «eravamo a quel convegno, in tanti e tante, non per cercare spazi di ascolto e rivendicazione, ma per compiere un passo nel "regime change" di cui c’è bisogno in Italia». Il portale dei Carc ha pubblicato anche l’intervento di Brahim Baya, un credente musulmano molto noto sui social, diventato famoso per i suoi sermoni anti Israele, per la sua amicizia con l’imam di Torino Mohamed Shahin e con Mohammad Hannoun, arrestato con l’accusa di aver finanziato Hamas. «Dovremmo scandalizzarci di un Parlamento che smette di ascoltare il popolo. Ogni volta che si prova a trasformare il dissenso in un problema di ordine pubblico si sta colpendo la sovranità popolare. La domanda è come trasformare questa nostra resistenza in una prospettiva politica più ampia. Il 22 e 23 marzo la Costituzione non si difenderà da sola: difendiamola noi, partecipiamo in massa e votiamo un sonoro no».