Riforma della giustizia
Referendum, Forza Italia: "Il Fronte del No perde terreno". E Landini teme l'astensionismo
Si intensifica il dibattito politico sul referendum della giustizia, in programma il 22 e 23 marzo. Nel corso di un intervento su Rete 4, il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha criticato duramente alcune forme di protesta contro il governo: "Non si può fare campagna per il 'No' bruciando le immagini della premier Meloni e del ministro Nordio. Lo schieramento contrario alla riforma sta alzando i toni". Tajani ha parlato di una clima che “rischia di degenerare”, invitando l’opposizione a riportare il confronto sui contenuti e denunciando la presenza di “cattivi maestri”, tra cui alcuni magistrati che avrebbero minacciato di “fare i conti dopo il referendum”.
Dal fronte del Sì, gli esponenti di Forza Italia evidenziano la necessità di approvare la riforma. “La riforma della giustizia per cui chiediamo di votare Sì è una riforma liberale, perché rafforza le garanzie dei cittadini e rende il sistema più equilibrato. Libertà non significa impunità, ma regole giuste che tutelino davvero tutti”, ha detto Deborah Bergamini, vice segretario nazionale di Forza Italia, intervenendo a un evento sul referendum organizzato da Forza Italia a Lido di Camaiore. “Durante questa campagna, gli italiani ci hanno confessato una cosa preoccupante: la paura di esprimere un'opinione sulla magistratura o sul funzionamento della giustizia - ha proseguito - Un grande Paese democratico non può convivere con questa sensazione. La giustizia deve essere rispettata, non temuta. Votare Sì significa lavorare per un sistema più trasparente, più equilibrato e più libero, capace di rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e di rendere l'Italia più moderna”.
Il deputato di FI Pino Bicchielli ha respinto le accuse secondo cui la riforma avrebbe tratti autoritari. “Quando entrò in vigore la Costituzione repubblicana - ha spiegato - i costituenti inserirono la VIII disposizione transitoria, stabilendo che fino all'approvazione di una nuova legge sull'ordinamento giudiziario continuasse ad applicarsi quello esistente. E quell'ordinamento era quello previsto dal regio decreto n. 12 del 1941, cioè il sistema costruito prima della Costituzione repubblicana”. “Naturalmente - ha concluso Bicchielli - nessuno mette in discussione l'autonomia e il ruolo fondamentale della magistratura ma è un dato storico che l'impianto dell'organizzazione giudiziaria nasce prima della Repubblica e che nel corso dei decenni è stato progressivamente aggiornato”.
Sul fronte opposto, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha affermato che una vittoria del No dovrebbe essere interpretata dal governo come il segnale che il Paese chiede il pieno rispetto della Costituzione. Landini ha inoltre espresso preoccupazione per il rischio di scarsa partecipazione al voto, sostenendo che molti cittadini “non sanno neanche che c’è il referendum”. Il segretario ha quindi inquadrato il voto in una cornice più ampia: “Non è un problema di destra o di sinistra: la Costituzione è di tutti e deve essere l'elemento che vincola qualsiasi soggetto che va al Governo". E ha concluso: "Non può esistere l'idea che, poiché si è al potere, la legge non ti riguardi. Questo non è un voto sul Governo in quanto tale: è un voto per difendere la Costituzione, per dire anche a questo Governo che la legge deve essere uguale per tutti".
Critico verso la riforma anche il sindaco di Benevento e leader nazionale di Noi di Centro Clemente Mastella, che ha annunciato il suo voto contrario. “La battaglia per il No al referendum costituzionale sulla giustizia è sacrosanta, ma il campo largo non può essere "à la carte" o una ricetta all'occorrenza: o è
un dato politico strutturale valido sempre e soprattutto ovunque o non è. Bene dunque la sostanziale unità dei partiti della coalizione sul referendum, ma non basta: va tutelata e garantita sui territori e nelle esperienze di governo”, ha dichiarato Mastella nel corso di un intervento a un meeting sul No al referendum organizzato dal circolo del Partito democratico di Apollosa, nel Beneventano. Quanto alla consultazione referendaria, il leader di Noi di Centro ha precisato che il suo “voto di diniego è in ragione di una riforma che non riforma nulla di ciò che davvero inceppa il sistema-giustizia: non interviene sui tempi biblici dei processi, vero flagello, come so per storia personale, di chi incappa nelle maglie giudiziarie”. “Ho detto, in decine di talk e interviste - ha concluso - che un pm superpoliziotto peggiora lo scenario attuale, in cui comunque i ruoli, requirente e giudicante, sono già distinti e con casacche già diverse”.
Intanto martedì, a partire dalle 17, presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati, si svolgerà la maratona oratoria intitolata “Comizio d’amore per il Sì”. L’iniziativa, come spiegato in una nota, è promossa dall’intergruppo parlamentare Parlamentari per il Sì con l’obiettivo di sostenere le ragioni della riforma sulla separazione delle carriere nella magistratura. Un tema più volte richiamato anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sovente ha sottolineato come la riforma punti a “rafforzare l’equilibrio e l’imparzialità del sistema giudiziario”.