referendum giustizia
Referendum, Gabrielli si toglie la maschera: “Voto convintamente no. Riforma sbagliata”
Franco Gabrielli continua a portare avanti il suo piano per la discesa in campo in politica. Ed ecco un'intervista che lo avvicina sempre di più a quel ruolo di federatore della sinistra a cui mira. "Al referendum voto convintamente no. E non perché ritengo che in questo paese non ci sia il problema della giustizia, ma perché l'indipendenza della magistratura è un bene prezioso, una garanzia per tutti, un valore da preservare sopra ogni cosa", le parole a Il Fatto Quotidiano dell'ex capo della Polizia, secondo cui la Carta costituzionale va "modificata il meno possibile" poiché "ogni volta che si carica una modifica di aspettative di parte si fanno sfracelli". Entrando nel merito della riforma, l'ex prefetto dichiara che "è una riforma sbagliata. E non c'è nulla che possa significativamente incidere sui problemi seri del paese, dalla lentezza della giustizia all'esecuzione della pena. Mentre si rischia di scardinare la separazione dei poteri".
Leggi anche: Capezzone: perché non è democraticamente accettabile l’ipotesi Gabrielli a leader della sinistra
Tra gli aspetti ritenuti più controversi, Gabrielli indica "il meccanismo del sorteggio per eleggere il Csm: una minoranza strutturata e coesa, la componente laica, selezionata da un elenco ristretto e poi eletta dalle Camere, può facilmente prevalere su una maggioranza destrutturata, la componente togata, perché quest'ultima è selezionata dal caso. Si altera il baricentro del governo autonomo e si stravolge il principio dell'indipendenza della magistratura". Inoltre, osserva come "immaginare un'Alta corte punitiva rafforza il potere della politica rispetto a quello giudiziario" e che l'approdo inevitabile sia la sottomissione delle toghe all'esecutivo. Smentendo che il provvedimento agisca sugli errori giudiziari, l'ex capo della Polizia sottolinea che la riforma "incide solo sull'autonomia e l'indipendenza della magistratura. È come se qualche poliziotto utilizzasse male le armi e allora si decidesse di toglierle a tutti".
Gabrielli aggiunge che "si mette la croce sui magistrati senza considerare che una delle cause del malfunzionamento della giustizia è dovuto a leggi difficili da interpretare e applicare. Una bulimia normativa che nell'ultima stagione si è caratterizzata con una iper-decretazione d'urgenza. La fretta ha il sopravvento, le norme non sono coordinate e una serie di contraddizioni lasciano aperti dubbi interpretativi". In merito al rapporto tra politica e magistratura, evidenzia che "è abbastanza singolare che la politica - che ha la principale responsabilità - ritenga la magistratura causa di tutti i problemi. È il più classico scaricabarile", ribadendo che "i magistrati sono garanti del rispetto delle leggi, non dei governi". Infine, commentando i recenti fatti di cronaca, avverte che "la presa di posizione acritica a salvaguardia dei comportamenti delle forze di polizia può incrinare la fiducia dei cittadini".