contromisure
Governo, Meloni accelera sul caro carburanti. Domani decreto sulle accise in cdm
Un decreto d’urgenza che potrebbe arrivare domani in consiglio dei ministri per aggiornare una norma, già prevista nella legislazione, che rende operative le accise mobili. Un meccanismo che funziona come una bilancia che, al crescere del prezzo di benzina e diesel, sposta gli incassi aggiuntivi generati dall’Iva applicata sui carburanti per ridurre di pari importo l’accisa applicata. L’incasso è sempre lo stesso per lo Stato ma il cittadino evita il salasso al distributore perché il sistema così congegnato calmiera il prezzo finale. Il costo del litro di verde o diesel è infatti composto da diverse componenti. A quello della materia prima, flessibile in base alle quotazioni internazionali, si aggiunge un’imposta fissa determinata dallo Stato che è l’accisa. Sulla somma dei due valori si applica poi l’Iva. Ovvio che se il prezzo del petrolio sale a razzo come in questi giorni, la somma dei primi due elementi (barile più accisa) genera una base imponibile più alta che determina la crescita del gettito Iva.
Il sistema per usare questo extra incasso per diminuire l’accisa esiste già. Introdotta nel 2023 con il decreto numero 5 modificando una norma Bersani del 2007, stabilisce che il taglio delle accise «possa essere adottato se il prezzo del carburante aumenta, sulla media del precedente bimestre, rispetto al valore di riferimento», tenendo presente la stima del barile nell’ultimo Documento di Finanza pubblica. Ora, il Def presentato nel 2025, considerava un costo del Brent ubicato attorno a 66,1 dollari al barile. Dato che negli ultimi mesi questo parametro ha toccato stabilmente i 70 dollari al barile e che dopo l’attacco Usa in Iran e lo scoppio della guerra è salito oltre quota 90, le condizioni per intervenire già ci sarebbero. Il condizionale è però d’obbligo perché nella norma non è specificata la percentuale di aumento per la sua applicazione. Nella precedente edizione si attivava se lo scostamento era del 2%. La norma tiene anche conto «dell'eventuale diminuzione» nella media del quadrimestre precedente. Questioni tecniche queste che non fermano la volontà politica. E che il governo stia pensando alla sterilizzazione per contrastare la fiammata dei prezzi energetici prima che si trasferisca alla filiera produttiva e, infine, ai consumatori non è più solo un’illazione.
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A scendere in campo è stata la stessa premier Giorgia Meloni. «Lo strumento è quello della sterilizzazione che avevamo scritto nel programma di centrodestra e la sua attivazione è allo studio da qualche giorno da parte del ministero dell’Economia», ha detto la presidente del Consiglio sabato sera in un video pubblicato sui social. E ieri ha ribadito: «Siamo determinati a combattere la speculazione e impedire che la speculazione faccia esplodere i prezzi». Pertanto «consiglio a tutti prudenza: non escludo di aumentare le tasse alle aziende responsabili e di rimettere i soldi sulle bollette, quando dovessi avere evidenza di atteggiamenti speculativi». Non solo. La premier Meloni ha anche annunciato che sul fronte prezzi «l’Autorità dell’energia ha attivato una task force, credo che già domani (oggi ndr) avremo i primi report per monitorare il prezzo dell’energia». Quanto alle accise mobili la disposizione deve essere aggiornata e una volta definita sarebbe sufficiente un provvedimento ministeriale sottoscritto da ministero dell’Economia e dal ministero dell’ambiente e sicurezza energetica per attivarla. Serve però prima un decreto legge, che probabilmente arriverà domani in consiglio dei ministri per determinare gli ambiti di applicazione e i parametri di utilizzo. I tecnici del Mef sono al lavoro in queste ore per accelerare l’iter. Resta solo lo scoglio della Ragioneria. Pur essendo l’Iva aggiuntiva non considerata nelle previsioni di Bilancio, e dunque la perdita per le casse dello Stato non inficia deficit e debito pubblico scritti nei documenti contabili, gli operatori della Ragioneria dello Stato, quando si tratta di rinunciare a gettito, restano sempre cauti e poco inclini ad accontentare facilmente la politica. Gli automobilisti attendono.