risarcimento a sea watch
Sea Watch, il governo non arretra. Piantedosi annuncia: “Impugneremo la sentenza”
"Fino adesso abbiamo praticato il confronto con queste sentenze impugnandole e continueremo a farlo, valorizzando il sistema giudiziario che prevede tre gradi di giudizio. Anche in questo caso faremo così". L’annuncio è del ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, a margine della inaugurazione dell'ufficio della Polmetro a Roma, in merito alla decisione sulla Sea Watch e al risarcimento da oltre 76mila euro nei confronti dell’Ong. In merito alla possibilità che la sentenza possa avere effetti sul 'blocco navale', Piantedosi ha spiegato che "quello che voi chiamate blocco navale è un'ipotesi normativa che farà il giro nelle aule parlamentari, ma è una cosa completamente diversa. Io segnalo solo che con le politiche di questo governo c'è una progressiva riduzione degli arrivi. I numeri di quest'anno registrano un calo degli sbarchi. Quindi vuol dire che il complessivo delle iniziative che stiamo mettendo in campo, anche a prescindere dalle iniziative giudiziarie, stanno dando ragione a quelle che sono le politiche del governo”.
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Questa mattina erano pure arrivate le parole del presidente del tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, in un'intervista al Corriere della Sera dopo la sentenza di condanna sulla Sea Watch nei confronti dello Stato: ”Vorrei esprimermi innanzitutto sul tema centrale di questa sentenza che non riguarda alcuna valutazione di carattere politico, ma affronta questioni squisitamente tecniche. L'amministrazione pubblica ha tenuto ferma una nave nonostante il sequestro fosse venuto meno e ha lasciato senza risposta l'organizzazione che ne chiedeva la restituzione. La giudice del tribunale che presiedo ha ritenuto tale comportamento non conforme alla legge e di conseguenza ha stabilito il risarcimento delle spese sostenute, senza titolo, durante la sosta della imbarcazione in porto”. “L'esercizio del diritto di critica si esprime evidenziando la contraddittorietà di passaggi della motivazione dei provvedimenti o segnalando la violazione di norme specifiche in essi richiamate. Non credo che etichettare il giudice come non imparziale solo sulla base di un dispositivo non gradito o magari neppure conosciuto sia esercizio del diritto di critica", aggiunge. "Tornando alla sentenza di Palermo, mi pare che le reazioni siano figlie del clima di tensione che sta maturando con la campagna referendaria. Mi chiedo se le dichiarazioni aggressive aiutino i cittadini a comprendere il merito della questione", ha chiosato Morosini.