chiesa e referendum
Referendum, Monsignor Savino fa campagna per il No senza saperlo
"Lei è giovane, ma si ricordi sempre che la politica della Chiesa è quella di non fare Politica". Fu questa la prima indicazione che a inizio Novecento Papa Pio X diede a Monsignor Raphael Merry del Val appena nominato, a soli trentotto anni, Segretario di Stato e contestualmente cardinale. Da allora l’Italia e il Mondo sono certamente molto cambiati, ma quel monito del grande pontefice, poi proclamato Santo, dovrebbe restare la principale linea guida per chi nella Chiesa ricopre incarichi di vertice. Accade invece, ormai fin troppo spesso, che taluni Vescovi entrino a gamba tesa nel dibattito pubblico italiano, talvolta persino schierandosi apertamente a favore delle posizioni di una certa parte politica. L’ultimo caso, per molti aspetti grottesco, è quello di Monsignor Francesco Savino, Vescovo di Cassano allo Ionio e vicepresidente della Cei. L’alto prelato in veste paonazza ha infatti accettato l’invito a partecipare al congresso di Magistratura Democratica - schieratissima per il No al Referendum sulla riforma della Giustizia - in calendario il prossimo 13 marzo, cioè a dieci giorni esatti dal voto. Una chiusura di campagna referendaria a tutti gli effetti, alla quale la presenza del numero due della Conferenza Episcopale Italiana dovrebbe dare, nei sentimenti degli organizzatori, l’imprimatur della Chiesa cattolica. Com’era prevedibile sul Vescovo Savino si è abbattuta una bufera politica di proporzioni colossali, ma per fortuna anche numerosi esponenti ecclesiastici sono saltati sulla sedia, sgranando gli occhi di fronte all’evidente posizionamento di un collega non solo titolare di diocesi, ma anche di un incarico apicale in quello che dovrebbe essere un organismo collegiale di rappresentanza per tutto l’episcopato italiano. Travolto dalle critiche, Savino è riuscito nell’arduo risultato di complicare ulteriormente la propria posizione, affermando di aver accettato quell’invito per andare «a parlare della Costituzione». Forse sbaglieremo, ma noi non ricordavamo che tra le attribuzioni vescovili ci fosse anche quella di salire in cattedra a parlare della nostra Carta costituzionale e men che meno in un consesso di magistrati.
La supercazzola di Savino raggiunge però virtuosismi di altissimo livello quando afferma di ritenere utile «in un passaggio così delicato per la vita pubblica» che «anche la Chiesa partecipi a spazi di confronto dove si discute di garanzie e fiducia democratica». In quel congresso di Magistratura democratica, ça va sans dire, si parlerà esclusivamente della riforma della Giustizia oggetto del Referendum confermativo indetto dall’esecutivo per i prossimi 22 e 23 marzo quindi delle due l’una: o Savino si arrampica sugli specchi dopo essere stato “pizzicato” a fare apertamente campagna per il fonte del No, oppure è talmente ingenuo da non aver inteso la strumentalizzazione di quell’invito. Siccome noi, per buon costume, riteniamo che i papi scelgano sempre vescovi con un certo acume, siamo sicuri che anche Monsignor Savino sia persona dall’intelligenza fuori dal comune. Se così non fosse, si potrebbe pensare che il vicepresidente della Cei faccia campagna per il No a sua insaputa. Sul Referendum era sceso in campo, pur senza dare indicazioni di voto, lo stesso presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, invitando i cittadini a non disertare le urne. Un gesto certamente nobile, questo è fuori discussione, ma ancora una volta viene da chiedersi: è corretto che i vertici della Chiesa italiana entrino a gamba tesa nel dibattito pubblico? Non è la prima volta che questo accede, soprattutto in tempi recenti e con un governo di centrodestra alla guida del Paese, basti ricordare quanto avvenuto ad agosto 2024, quando una nave di una Ong impegnata nelle operazioni di recupero di migranti irregolari fu apertamente finanziata dalla Fondazione Migrantes di proprietà della Cei. Di esempi ce ne sarebbero ancora molti, ma preferiamo fermarci qui. Resta però sempre quella domanda a ronzarci nella testa: è normale che la Chiesa italiana si schieri così apertamente?