La polemica
Giustizia, l’ultima della sinistra: "L’Anm non deve dire chi finanzia il No"
Il ministero della Giustizia invita l’Anm a rendere noti i sovvenzionatori del “No”. Giusi Bartolozzi, capo del Capo di Gabinetto del ministro Nordio, scrive al presidente Cesare Parodi affinché venga valutata «l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza», chi sostiene il comitato promosso dall’associazione di categoria, così da rispondere a un’interrogazione del deputato Enrico Costa.
Secondo il quesito, inviato da quest’ultimo, il segretario del sindacato avrebbe dichiarato che per l’iniziativa, in vista del referendum del 22 e del 23 marzo, sarebbero stati raccolti «contributi da migliaia di cittadini che hanno aderito liberamente con una donazione volontaria». Da ciò, il parlamentare azzurro assume «un potenziale conflitto d’interessi tra magistrati in servizio iscritti e privati sostenitori che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell’Anm». Motivo per cui sottopone all’attenzione del dicastero competente di rendere noto quanto ricevuto dai singoli sostenitori.
Richiesta che, però, irrita la sinistra contraria alla riforma. Per Debora Serracchiani, responsabile nazionale giustizia del Partito Democratico, si tratterebbe di un «segnale» che sa di «liste di proscrizione». Si mette, a suo dire, «in discussione la libertà di partecipazione» e «si alimenta un clima di pressione» nei confronti della magistratura e dei cittadini che voteranno No. «Le istituzioni e il popolo sovrano – tuona - si rispettano, non si intimidiscono».
Sulla stessa linea Avs con Angelo Bonelli, che parla di episodio di «una gravità inaudita» o meglio di «attacco frontale all'equilibrio costituzionale dei poteri».
Una linea su cui non si ritrova il capogruppo di Fi a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri. «Perché l’Anm – si chiede – dovrebbe avere finanziatori occulti e non trasparenti?». Ricorda, infatti, come per i tanto criticati partiti esistano delle «regole precise», come quella che gli impone di pubblicare sui propri portali «nomi e cognomi di quanti danno dei contribuiti ai sensi di legge».
A controbattere a tale interrogativo, però, è lo stesso presidente dell’Anm Cesare Parodi. Quest’ultimo, attraverso una missiva indirizzata a Bartolozzi, dice di «non essere nelle condizioni di rispondere» all’interrogazione di Costa, in quanto «il Comitato in questione è solo stato promosso dalla sua associazione, ma è «soggetto - anche giuridico - assolutamente autonomo». Allo stesso modo, altresì, ribadisce, in qualità di socio costituente dello stesso, come in tale frangente sia possibile effettuare piccole donazioni come privati cittadini. «L'unica condizione – chiarisce - è che non ci si tratti di persone con incarichi politici, non essendo quello un Comitato di tipo politico, ma di servizio alla cittadinanza sui temi del referendum. Posso confermarglielo, come può fare chiunque acceda al sito, dove è riportata in modo trasparente ogni cosa, compreso lo Statuto». Non manca, poi, l’ennesima bordata alla maggioranza. Il togato evidenzia come «la richiesta di rendere pubblici dati di privati cittadini sia contraria alla salvaguardia della loro privacy».
Parole che irritano ancora di più chi è alla guida del Paese. Non tarda ad arrivare la controreplica di Gasparri: «Con questa risposta - conclude il parlamentare di Fi - si introduce un’innovazione nella giurisprudenza. C’è chi deve sapere tutto e chi, invece, nel caso un alto magistrato, può “non sapere”. Beato chi ignora perché sarà padrone del mondo e della verità perché non conoscendola la custodirà in maniera perfetta».