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Meloni a Niscemi: 150 milioni con il decreto maltempo. Poi vertice a Palazzo Chigi

Luigi Frasca

Al mattino la trasferta lampo a Niscemi per un nuovo sopralluogo nelle aree colpite dalla frana, incontrare i cittadini e "dare risposte concrete alla comunità duramente colpita da questa emergenza", dimostrando che "lo Stato c'è", anche attraverso un nuovo 'decreto maltempo' che arriverà mercoledì in Cdm, con uno stanziamento da 150 milioni di euro per il Comune in provincia di Caltanissetta. Nel pomeriggio, poi, di nuovo a Roma per la riunione convocata a palazzo Chigi con i vice Matteo Salvini e Antonio Tajani e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, per fare il punto sui principali dossier sul tavolo (tra questi anche la partecipazione dell'Italia da paese osservatore alla prima riunione del 'Board of Peace' in agenda giovedì a Washington, con la probabile presenza per il governo del ministro degli Esteri) e sulle priorità del centrodestra in vista della parte finale della legislatura. Questi gli impegni che hanno caratterizzato la giornata della premier Giorgia Meloni, rientrata dalla missione in Etiopia e proiettata sulle prossime scadenze.

 

  

 

In occasione del viaggio a Niscemi, l'inquilina di palazzo Chigi ha annunciato l'arrivo in Cdm di un nuovo provvedimento che servirà a rispondere all'emergenza maltempo che ha colpito Calabria, Sardegna e Sicilia. Dopo il confronto avuto con i cittadini sfollati dalla zona rossa del Comune siciliano, la premier ha tuttavia messo in chiaro che "sarebbe un errore forzare nella definizione della fascia di rispetto che è sul fronte di frana". "Sono decisioni che non si possono prendere sul piano politico - ha spiegato -, si possono prendere sui dati tecnici e se io forzassi, magari perché voglio dare più velocemente delle risposte certe ai cittadini, e mettessi la loro sicurezza a repentaglio, sarei una pazza. Non lo voglio fare. Tutti stanno lavorando, perché puntiamo a dare queste risposte su quale sia la fascia che bisogna purtroppo considerare non sicura e quale magari invece quella che si può recuperare. Per fare questo c'è bisogno del tempo che è necessario, e non è una decisione che secondo me si può forzare per assecondare politicamente. Sarebbe irresponsabile".

 

 

Al rientro nella Capitale, poi, Meloni ha affrontato con i leader della maggioranza l'altro provvedimento atteso mercoledì in Cdm, ovvero il dl bollette. Testo che in mattinata era stato al centro di un'altra riunione convocata stavolta in videocall da Tajani con il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e i vertici di FI per far passare il messaggio che "il nuovo decreto energia deve avere un impatto concreto e immediato sulla riduzione delle bollette per famiglie e imprese". Nel corso del vertice andato in scena a palazzo Chigi, secondo quanto si apprende da fonti di centrodestra, è stato fatto quindi il punto sul testo del provvedimento perché ci sarebbero ancora alcune cose da rivedere, ma è stato confermato che il dl dopodomani sarà all'esame del Cdm. Meloni e gli altri leader, viene spiegato, hanno inoltre discusso delle priorità dell'azione legislativa della maggioranza in vista della parte finale della legislatura. Sarebbe stato quindi deciso un metodo e i relativi parametri per segnalare i provvedimenti da approvare. Tra queste, ovviamente, viene sottolineato, rientrerà anche la legge elettorale. Nel corso del vertice invece non sarebbe stato affrontato il dossier nomine (il mandato del presidente della Consob, Paolo Savona, scade tra tre settimane), mentre i leader avrebbero discusso anche della prossima tornata di amministrative (tra le città interessate Venezia e Reggio Calabria) e dell'appuntamento di domani in Parlamento del titolare della Farnesina, che interverrà prima nell'Aula della Camera e poi in audizione in Senato sul tema del 'Board of Peace'. Essendo quelle di Montecitorio delle comunicazioni, al termine saranno presentate delle risoluzioni da parte dei gruppi. Nella bozza di quella del centrodestra si chiede al governo di "partecipare in qualità di osservatore alla riunione inaugurale" di Washington e a "ogni futura attività che lo stesso Board svolgerà sulla base del mandato ricevuto con la risoluzione del Consiglio di sicurezza 2803". Opposta la richiesta che giungerà invece dalle opposizioni, che stanno limando il testo di una risoluzione unitaria (Pd, M5s, Avs, +Eu, Iv e Az) per impegnare l'esecutivo a non partecipare in nessun modo, né economico né fattuale, all'organismo istituito dal presidente americano Donald Trump.