Alle urne
Referendum, Nordio attacca il Csm: "Su Gratteri espressioni contorte". FdI in campo per il 'Sì'
Alta tensione a poco più di un mese dal referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia. Il ministro Carlo Nordio affonda sul Csm nel caso Gratteri, Fratelli d'Italia compatta il fronte del 'Sì' e promette una campagna "non politicizzata" ma serrata contro le "fake news". Dal lato opposto, il Pd alza il livello dello scontro e invita a votare 'No', denunciando il rischio di una magistratura "controllata dal governo". A riaccendere la miccia sono le parole del Guardasigilli: "Nel documento sul caso Gratteri, il Csm è riuscito a comprimere il massimo numero di espressioni contorte nella minima credibilità del contenuto". Un giudizio netto, che arriva dopo la presa di posizione del Consiglio superiore della magistratura sulle dichiarazioni del procuratore di Napoli e che riporta in primo piano la frizione tra via Arenula e Palazzo dei Marescialli. Il tutto mentre al centro del confronto politico c'è proprio l'assetto futuro della magistratura: separazione delle carriere, riforma del Csm, nuova Alta Corte disciplinare.
A sostegno del 'Sì' interviene anche Augusto Barbera, ex presidente della Corte costituzionale, figura storicamente legata alla Sinistra. In un'intervista al Comitato Sì Riforma definisce "indecenti" le parole di Gratteri e parla di toni "ai limiti dell'eversione", accusandolo di aver diviso i cittadini tra "indagati e non indagati, massoni o non massoni". Un intervento che il centrodestra valorizza per dimostrare che il fronte favorevole alla riforma non coincide con i soli partiti di maggioranza. È su questo terreno che si muove Fratelli d'Italia. La direzione nazionale riunita a Roma approva all'unanimità un ordine del giorno che impegna il partito ad attivare tutte le strutture territoriali per spiegare "nel merito" i contenuti della riforma. Parola d'ordine: informazione capillare e niente trasformazione del referendum in una resa dei conti tra blocchi contrapposti. L'obiettivo dichiarato è duplice: contrastare quelle che vengono definite "fake news" diffuse dai sostenitori del 'No' e coinvolgere personalità di area progressista favorevoli al cambiamento, per allargare il perimetro del consenso.
"Non sarà una sfida Destra contro Sinistra", assicura il responsabile dell'organizzazione Giovanni Donzelli. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ribadisce che "il governo è già in campo", mentre Arianna Meloni, che chiudendo i lavori della direzione, garantisce la mobilitazione dell'esecutivo e respinge le letture su un presunto disimpegno della premier, impegnata all'estero per il vertice Italia-Africa. Nelle stesse ore, Elly Schlein sceglie una linea opposta e chiama l'elettorato dem a respingere la riforma:"Non vogliamo una magistratura controllata dal governo". Per il Pd, la separazione delle carriere e la nuova architettura del Csm, rischierebbero di alterare l'equilibrio tra i poteri. Il confronto, insomma, è già entrato nella fase decisiva. Il centrodestra prova a incardinarlo su un piano tecnico e ordinamentale, le opposizioni lo leggono come un passaggio politico. A poco più di trenta giorni dal voto, più che le dichiarazioni conterà la capacità di tradurre princìpi e timori in argomenti comprensibili: perché il referendum, al di là delle schermaglie, si giocherà sulla fiducia che ciascun campo riuscirà a costruire attorno all'idea di giustizia.