L’ASPIRANTE FEDERATORE DELLA SINISTRA

Milano, con il consulente Gabrielli iniziò la sua ascesa fra le città più insicure

Francesca Musacchio

Milano resta la città con il più alto indice di criminalità in Italia. Nel 2025 guida la classifica del Sole 24 Ore con 6.952,4 denunce ogni 100mila abitanti e 225.786 reati denunciati, prima per furti e rapine. Il dato arriva dopo oltre un anno di consulenza alla sicurezza affidata a Franco Gabrielli dal sindaco Beppe Sala. Quando l’ex capo della Polizia assume l’incarico il 5 ottobre 2023, il clima è teso: rapine in strada, aggressioni e microcriminalità saturano il dibattito pubblico. Il mandato è quello di rafforzare il coordinamento tra forze dell’ordine e amministrazione. I numeri ufficiali diffusi da Prefettura e Viminale indicano nel 2024 134.178 delitti contro i 144.864 del 2023: –7,3%. Un calo che non coincide, però, con una cesura netta. Le statistiche sono annuali e non consentono di isolare un effetto temporale diretto del suo incarico. Il trend era già in atto su base nazionale. Milano scende, ma scende insieme al resto del Paese. E mentre i valori assoluti diminuiscono, l’incidenza resta la più alta d’Italia. Milano è prima in tutte le principali categorie di reato denunciate per numero di casi rispetto alla popolazione.

 

  

 

Nel frattempo si susseguono episodi di cronaca gravi che contribuiscono a mantenere il clima teso. Dall’omicidio di Fiorenza Rancilio avvenuta il 23 dicembre 2023, all’uccisione del diciottenne Jhonny Sulejmanovic il 27 aprile 2024. Ma anche l’incendio doloso del 13 settembre 2024 con tre vittime, la tentata rapina finita con un morto in via Cermenate e la sparatoria del marzo 2025 in corso Garibaldi. Ma l’evento che ha inciso profondamente sulla consulenza di Franco Gabrielli al Comune di Milano, sarebbe il caso Ramy. Il 24 novembre 2024 un inseguimento dei carabinieri a un motorino in fuga si conclude con la morte di Ramy Elgaml, 19enne di Corvetto. La vicenda alimenta polemiche politiche e sociali. Su Radio24, Gabrielli commenta l’inseguimento dicendo: «È ovvio che quella non è sicuramente la modalità corretta con cui si conduce un inseguimento, anche perché ci sono pur sempre una targa e un veicolo. Esiste un principio fondamentale: la proporzionalità delle azioni che devono essere messe in campo per conseguire un determinato risultato. Posso addirittura utilizzare un’arma se è in pericolo una vita, ma se il tema è soltanto fermare una persona perché sta scappando, non posso metterla in una condizione di pericolo. È un elementare principio di civiltà giuridica». Le dichiarazioni accendono le polemiche e diventano terreno di scontro. Parte dell’opposizione parla di ambiguità. Una parte della maggioranza prende le distanze. Alcune ricostruzioni parlano addirittura di una presunta antipatia di Gabrielli nei confronti dell’Arma. In ogni caso, le dichiarazioni sull’inseguimento lo avrebbero reso una figura ingombrante per il sindaco di Milano.

 

 

A distanza di qualche mese, il 6 febbraio 2025, l’incarico termina. Ufficialmente per conclusione della consulenza e riorganizzazione delle deleghe. La coincidenza con la fase più aspra delle polemiche, però, pesa. Il sindacato di carabinieri Usic attacca: «Quanti inseguimenti ha condotto personalmente Gabrielli? Quante volte si è messo al volante per garantire che chi non rispetta le regole venga assicurato alla giustizia? La realtà del lavoro su strada è fatta di incognite e situazioni imprevedibili che possono essere comprese solo vivendo in prima persona tali esperienze. Commentare questi eventi con il distacco di chi guarda da lontano è come seguire una partita della Nazionale e improvvisarsi allenatori». Non solo la sicurezza, dunque, ma anche le polemiche segnano la fine della sua stagione milanese.