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Nicola Gratteri, l'ennesima gaffe: "Imputati e massoni per il Sì"

Pietro De Leo

Questa poi. «È certo che per il "No" voteranno le persone per bene, le persone che credono nella legalità come pilastro per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il sì ovviamente gli indagati, gli imputati, lamassoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente». Parola di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Napoli, intervistato dal Corriere della Calabria. E il riferimento territoriale non lenisce il senso di un’offesa rivolta a tutti gli italiani. È la parodia di uno schema moralista: i buoni tutti da un lato, i cattivi dall’altro. Fossero utilizzabili, voterebbero per il Sì sicuramente Leatherface, l’assassino di Non aprite quellaporta. E magari Pennywise, il clown diabolico di It. Ci si ride su, ma la questione è terribilmente seria. Che la campagna elettorale non fosse il miglior terreno di gioco per Nicola Gratteri si era capito già in apertura di partita, quando lo scorso novembre in televisione, aveva letto un’inesistente intervista di Giovanni Falcone contrario alla separazione delle carriere (nella realtà era favorevole), che qualcuno incautamente gli aveva mandato sul telefonino e lui, fidandosi, è caduto nella debacle. Oppure qualche giorno fa, quando parlando al Fatto Quotidiano ha sostenuto che con questa riforma «l’imputato povero sarà meno garantito del ricco».

 

  

Uno sbaglio ci può stare, una speculazione pure. Ma qui siamo alla versione comica della condanna morale, e non stiamo neanche a ragionare sul fatto che per un magistrato sarebbe doverosa sempre una certa osservanza di misura, anche nell’espressione pubblica delle opinioni. Ormai quel tema lì è apparso superato, da quando nelle stazioni italiani sono comparsi quei manifesti del Comitato per il No espressione dell’Anm, in cui si sostiene che con la riforma i “giudici” dipenderebbero dalla politica. Dunque, il dato di cronaca di ieri segna il sollevamento di mezzo quadro politico, a tutela di quei milioni di massoni deviati inconsapevoli, che presumibilmente rappresentano (almeno stando ai sondaggi) la maggioranza di quelli che voteranno al referendum del 22 e 23 febbraio prossimo. A partire dalla Seconda e dalla Terza Carica dello Stato. Il Presidente del Senato Ignazio La Russa si è detto «basito» e ha sottolineato: «Gratteri ricopre un incarico molto importante e La sua affermazione oltre ad essere priva di verità, offende milioni di cittadini che non voteranno come lui». Il Presidente di Montecitorio Lorenzo Fontana si è definito «stupito e dispiaciuto». E ha sottolineato: «Rinnovo il mio appello affinché il dibattito possa essere sobrio e costruttivo, consentendo ai cittadini di partecipare al voto con la giusta consapevolezza». Il vicepresidente del Consiglio e segretario di Forza Italia Antonio Tajani ha attaccato: «Sono una persona perbene, non sono massone, non sono indagato e non sono imputato, non faccio parte di alcun centro di potere.

 

E voterò convintamente SÌ al referendum sulla riforma della giustizia». Di «parole indegne» ha scritto Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia. Fuoridallamaggioranza, Carlo Calenda sottolinea che quelle del Procuratore di Napoli sono «parole di una gravità inaudita». Poi ci sono gliavvocati, Unione delle Camere Penali sottolinea «il limite oltrepassato». Dal Csm, il Consigliere laico Enrico Aimi, dal suo canto, ha annunciato l’apertura di una pratica. Poco prima di cena, Gratteri prova a difendersi: «i miei interventi non possono essere parcellizzati e letti in modo disorganico». Sì, come no. Le immagini erano chiarissime.

Dopo aver insultato una buona fetta degli italiani, almeno si preservi la loro intelligenza. Motivo per cui i magistrati per il Sì, attraverso un post X, intitolato «Sir.
Gratteri ci indaghi tutti», non rinunciano a fulminarlo: «Dopo l’inversione a U sul sorteggio e la falsa citazione di Falcone, ora la lectio magistralis sull’identikit del voto. Ci scusiamo con i cittadini. La cultura della giurisdizione è per noi un comandamento di vita, non uno slogan da fiera».