decreto ucraina
Da Futuro Nazionale sì alla fiducia: Vannacci alla Mastella
Alla fine è andato tutto come da copione. Alla camera sul Dl Ucraina i «vannacciani» hanno votato a favore della fiducia al governo Meloni ribadendo la contrarietà al provvedimento che stabilisce la proroga degli aiuti a Kiev. Non poteva essere diversamente, nonostante i proclami tonanti dei giorni precedenti. «Futuro Nazionale sa bene dove stare - ha spiegato Vannacci da Bruxelles - Voteremo a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi».
Una questione di spazi politici. I «futuristi», preferiscono essere chiamati così piuttosto che «vannacciani», non possono certo stare a sinistra; anche perché non ce li vorrebbero come ha dimostrato il voto in Aula. Il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra italiana hanno votato no agli ordini del giorno dei deputati di Futuro Nazionale nonostante, nella sostanza, ricalcassero esattamente quelli presentati da loro. Però a questo punto sembra complicato anche entrare nella coalizione di centrodestra, visto soprattutto il veto posto dalla Lega. «Futuro Nazionale oggi ha dimostrato di essere un interlocutore serio e attendibile per il centrodestra» ha rimarcato Sasso. Sarà, ma diventa complicato pensare di poter continuare a lanciare strali contro la Lega e contemporaneamente chiedere accoglienza nel centrodestra. Il vicepremier Antonio Tajani ai cronisti che gli chiedevano di un possibile ingresso nella coalizione di FN ha chiarito: «La Lega ha sempre l’ultima parola» ma «Forza Italia è un partito di centro, ha ben poco a che fare» con il nuovo partito di Roberto Vannacci, «non condividiamo granché, per noi la vedo difficile poter collaborare». Parole in cui comunque Sasso ha voluto trovare una possibile apertura: «Ha detto difficile, non impossibile».
Della serie: anche se non perdiamo occasione per ricordare agli elettori che noi siamo la destra quella vera, quella pura e coerente, voi per favore non lasciateci soli, fateci un posticino in coalizione. Una strana strategia politica e comunicativa che Azione ha sintetizzato bene: «Siamo davanti al solito circo all’italiana». Anche Marco Rizzo, coordinatore nazionale di Democrazia Sovrana e Popolare non sembra aver apprezzato, nonostante all’inizio fosse uno dei primi estimatori del Generale. «Siamo alle comiche. È tutta una finzione, un pessimo spettacolo. Se si dice, giustamente, di essere contro l’invio delle armi in Ucraina, quando il governo mette su questo tema la fiducia, si vota contro, cosa che non fanno i suoi tre deputati, che votano addirittura a favore. Non si possono prendere in giro gli italiani». Insomma non esattamente un esordio parlamentare memorabile. «Non ci siamo dimostrati il cavallo di Troia della sinistra nel centrodestra, siamo la destra che fa la destra» ha spiegato Pozzolo che ha aggiunto «Vannacci è il De Gaulle italiano». Può essere anche se per ora la linea politica di Vannacci ricorda più quella di Clemente Mastella che quella del Generale francese.