la fuoriuscita
Fuga dal Pd, Gualmini pronta a trasferirsi in Azione
Lo schiaffo è di quelli forti: «Basta, vado via». Così come il danno provocato: con la sua decisione di lasciare il gruppo, la delegazione italiana del Pd perde il primato (passando da 21 a 20 eurodeputati) tra i socialisti e viene raggiunta da quella degli spagnoli. Il “grande addio” è quello dell’eurodeputata della minoranza dem, Elisabetta Gualmini. La comunicazione ufficiale arriverà lunedì in conferenza stampa: l’accademica bolognese potrebbe passare in Azione e trasferirsi a Bruxelles in Renew Europe, che al momento non ha componenti italiani, visto il mancato quorum alle europee di Carlo Calenda e Matteo Renzi.
Il disagio dell’ex vicepresidente della Regione Emilia-Romagna (durante il primo mandato di Stefano Bonaccini) era cresciuto progressivamente nell’ultimo anno per le scelte di politica internazionale di Elly Schlein. Il rapporto con la segretaria si era fatto sempre più difficile, complice anche il referendum del 22-23 marzo. La settimana scorsa, l’eurodeputata riformista non usò mezze misure e scrisse su X: «Il video del #PD che dice che chi vota #Sì al #referendum è un fascista raggiunge forse il punto più basso di qualsiasi polemica politica».
Gualmini finì anche sotto le grinfie della procura federale belga per il caso Qatargate, uscendone totalmente illesa: il Parlamento Europeo le confermò l’immunità con un’ampia maggioranza. La sua decisione ora potrebbe dare il via a un “contagio”, temono al Nazareno. I rapporti interni, infatti, sono sempre più tesi, con la segretaria sempre più schiacciata sulle posizioni del quasi amico Giuseppe Conte. «Il Pd è ancora la casa per i democratici, per i liberali?», si chiese la vicepresidente del Parlamento Europeo, sempre più scettica, la settimana scorsa durante la direzione. Al quartier generale ora prevale la paura: «Chi uscirà dopo la Gualmini?».