prepara l’esordio
Gabrielli prepara l’esordio. Ma prima della politica vuole pubblicare un libro
Non parla, deve essere un segreto... L’uomo dei servizi che aspira a diventare federatore e poi candidato premier del centrosinistra si limita a fare battutine con i suoi amici. Telefona, messaggia, confida, Franco Gabrielli, antica scuola democristiana di lignaggio toscano e già al vertice dei servizi. Conosce più di altri le cose del mondo e sa che per aspirare basta far correre la voce, l’intendenza seguirà. Legge i giornali, avidamente Il Tempo, sorride acido già indicando come “paura” le notizie che lo riguardano. Certo, dottor Gabrielli, paura che chi è stato a capo dei servizi possa solo essere sfiorato dalla tentazione di schierarsi politicamente e formalmente alla guida di uno schieramento politico. Dobbiamo aspettarci una campagna elettorale, e sarebbe il meno, a colpi di dossier e magari una gestione di governo, e sarebbe il peggio, macchiata dall’uso, Dio non voglia, di informazioni delicate? La trasparenza è sempre più un dovere. Ma lui pare ignorarlo.
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Tiene tutti col fiato sospeso e intanto pare che stia preparando un colpaccio. Lo fanno i politici, perché io no? In fondo, ne ho di cose da raccontare... Eccola l’ideona. Ci sarebbero già contatti in corso dell’ex capo della Polizia e di tante altre cose con l’editrice Feltrinelli, per un libro a sua firma. Magari potrebbero intitolarlo “I misteri che so” o roba del genere... Più che inopportuno si può dire? Il vecchio dire quel che si pensa non è meglio trasformarlo nella più saggia regola che è meglio pensare a quello che si dice? Troppo precipitoso, prefetto Gabrielli, spintonato molto in avanti da quelle parti della sinistra che temono di restare stritolate dalla tenaglia tra Conte e la Schlein. Ne avrebbe di documentazione da consultare per far fuori i tanti nemici che impallinano ferocemente i competitori nel campo largo più minato che possa esserci... Questa storia del libro, raccontata da più fonti, è davvero tipica di chi prepara qualcosa di diverso da una semplice storia della propria vita. Serve a proporsi come esempio da lanciare nell’agone e nel tempo giusto: ormai tutti sono già oltre il referendum giustizia e proiettati sulla scadenza elettorale del 2027. Un libro ben pompato e distribuito come si deve può fornire il destro, pardon il sinistro, per un’avventura sciagurata. Dai servizi al comando di un Paese il passo sarebbe davvero pericoloso.
Dice un altro interlocutore. “Guarda” che Gabrielli in passato ha escluso candidature. Certo, aveva incarichi assolutamente incompatibili. Ora ha in piedi una consulenza col comune di Milano, ovviamente in tema di sicurezza in una città che sul tema si sente eccome..., e si annoia, evidentemente. Basta posizionarsi anche come soluzione “istituzionale” in caso di impatto politico nel post voto: ci può essere la candidatura prima ma anche dopo. La nostra Repubblica parlamentare è ricca di risorse, ahinoi. Del resto, i professionisti delle manovre di Palazzo già ne parlano come di una figura da rilanciare al momento giusto. Dice un amico suo e di Matteo Renzi: «Il suo profilo non può dispiacere all’area progressista» o almeno ad una sua parte. Ed è individuato anche da altri come «possibile federatore del campo largo». Ci sono nomi e cognomi pronti ad immolarsi per una battaglia sul nome di Franco Gabrielli, da cui farsi garantire, come si conviene nei salotti della buona borghesia, seggi e prebende. Insomma, un’ipotesi più che realistica da non sottovalutare affatto. A meno che non sia costretto da chi sta sul Colle più alto a non far girare troppo il suo nome. Proprio per le ragioni di opportunità ricordate ieri dal nostro direttore Capezzone. Ma la disperazione che circola nel centrosinistra induce a pronosticare le mosse più avventate: la carestia dura da troppo tempo e l’idea della destra al governo per altri cinque anni è per loro davvero un’ossessione. E quella che in altri tempi sarebbe stato denunciato come suggestione paragolpista rischia di affacciarsi come opportunità solo per loro e i loro parenti...