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Sanremo, il passo indietro di Pucci e il coro stonato della sinistra. La Rai: clima d'intolleranza

Gianni Di Capua

Si scalda il clima attorno al prossimo Festival di Sanremo dopo la rinuncia di Andrea Pucci alla co-conduzione della terza serata. Travolto dalle polemiche dopo l'invito di Carlo Conti ad affiancarlo il 26 febbraio, Pucci ha optato per il passo indietro, nonostante avesse accolto con entusiasmo l'annuncio, con tanto di foto in nudo (sia pur di schiena) pubblicata su Instagram. Post prontamente rimosso dal profilo di Instagram quando la notizia del 'no, grazie' all'Ariston era diventata di dominio pubblico. A Conti la comunicazione sarebbe arrivata nella serata di sabato, costringendolo a mettere nuovamente mano a un cast non ancora definito, quando al gong sul Festival mancano appena due settimane. Nelle intenzioni del direttore artistico i prossimi avrebbero dovuto essere i giorni degli annunci di co-conduttrici (oltre a lui e Laura Pausini) e nuovi ospiti, ma sulla serata del 26 si libera nuovamente una casella e non è escluso che alla fine il presentatore toscano possa decidere di lasciare le cose come stanno.

 

  

Il ripensamento di Pucci è frutto delle polemiche politiche che avevano accompagnato la notizia della sua co-conduzione. Esponenti delle opposizioni avevano ricordato alcune battute 'politicamente scorrette' del cabarettista durante i suoi show e via social, accusandolo di volgarità e di avere simpatie di destra. E ora è la maggioranza a prenderne le difese, ai massimi livelli. La premier, Giorgia Meloni, gli ha espresso solidarietà, parlando di "clima di intimidazione e odio" creatosi attorno a Pucci. "È inaccettabile che la pressione ideologica arrivi al punto da spingere qualcuno a rinunciare a salire su un palco", ha aggiunto Meloni sui social, secondo cui la vicenda racconterebbe il doppiopesismo della sinistra, che considera 'sacra' la satira (insulti compresi) quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide. La deriva illiberale della sinistra in Italia sta diventando spaventosa".

Solidali anche i vicepremier Salvini ("Evviva la libertà di pensiero, di parola e di sorriso") e Tajani ("Non è accettabile che qualcuno voglia imporre un pensiero unico"), mentre il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha rivelato di aver telefonato a Pucci "per esprimergli" vicinanza e per "invitarlo a ripensarci".

 

Se la maggioranza serra i ranghi attorno al comico l'opposizione replica in modo feroce. Per Stefano Graziano, componente dem della Vigilanza Rai "Mentre in Sicilia si contano migliaia di sfollati e gli italiani stanno affrontando gravi emergenze sociali, Meloni e lo stato maggiore del governo sono preoccupati della scaletta del Festival di Sanremo". Per il M5s risponde il leader, Giuseppe Conte: "Cari italiani dei vostri problemi con la sanità, le bollette, i bassi salari a questo governo interessa davvero poco o nulla. I loro problemi sono i comici che andranno a Sanremo". La Rai, da parte sua, ha espresso "grande rammarico per la decisione di Andrea Pucci" a seguito "delle gravi minacce ricevute e del clima di intimidazione nei suoi confronti".

L'azienda manifesta poi "preoccupazione per il clima d'intolleranza e di violenza verbale generato nei confronti di un artista che ha fatto della satira e della comicità non conformiste il suo modo di esprimere libertà di pensiero. Questa forma di censura nei confronti di un artista attraverso la diffusione di odio e pregiudizio dovrebbe preoccupare chiunque lavori nel mondo dello spettacolo".