Aspiranti anti-meloni
Non Elly, ma Gabrielli. L'ex capo della polizia si scalda per diventare leader del centrosinistra
Segnatevi questo nome, e iniziate a familiarizzare con il suo profilo, che sarà sempre più esposto in tv e sulla carta stampata. Altro che la tradizionale riservatezza e il leggendario riserbo dei servitori dello Stato. Stiamo parlando di Franco Gabrielli, già capo della Polizia, poi al vertice dei Servizi, quindi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio in epoca Draghi (con delega ai Servizi), e infine consulente sulla sicurezza del sindaco di Milano Sala. Sicura fede progressista, profilo tecno-dem, tenace ostilità all’attuale centrodestra. È lui l’uomo che è stato scelto per sparare a palle incatenate contro il Governo sul tema della sicurezza. Prima ha rilasciato un’intervistona a Carlo Bonini su Repubblica, poi, accolto con altrettanto affetto e guanti bianchi, si è consegnato alle carezze televisive di Corrado Formigli su La7. Il copione è stato accuratamente preparato, e gli interlocutori gli alzano docilmente la palla: sorrisini e sopracciglia alzate ai nomi di Nordio e Piantedosi, controcanto totale rispetto alle scelte dell’Esecutivo, attacco ai presunti «incantatori di serpenti» che strumentalizzerebbero l’emergenza sicurezza, ironie sulle «soluzioni miracolistiche» prospettate dal centrodestra, battutacce per scaldare i cuori dei militanti di sinistra («gestire l’ordine pubblico non è il bar sport»).
Peccato che Gabrielli non abbia, diciamo, record da sbandierare. L’ultima atroce gaffe fu, dopo il caso Ramy, un attacco scomposto e irricevibile contro i carabinieri. Gabrielli sostenne che l’inseguimento a Milano non fosse stato compiuto in modo corretto, e avesse addirittura messo in condizione di pericolo i fuggiaschi. Come se a creare rischi per se stessi e gli altri non fosse stato chi aveva rifiutato di fermarsi a un posto di blocco. Una dichiarazione incredibile. Gabrielli è anche molto irritato quando si ricorda che nel 2020, con lui, si è registrato il record negativo di assunzioni in polizia. E obietta (giustamente, va detto) che si trattava dell’anno del Covid. Vero: peccato che però, in tv da Formigli, abbia rivendicato in quell’anno una riduzione del numero degli omicidi. Dunque le restrizioni e il lockdown valgono, ai fini di un’analisi, solo a targhe alterne? Per non dire della gestione dell’immigrazione negli anni dei suoi maggiori ruoli istituzionali. O del fatto che, in quel periodo, non si sia accorto, par di capire, dei dossieraggi e dei veleni che circolavano. Ma sono “dettagli”, e comunque non facciamoci distogliere dalla strategia politica e di comunicazione che è stata messa in campo. Gabrielli non punta a fare il Ministro degli Interni di un eventuale governo di centrosinistra: mira semmai a guidare quell’esecutivo.
Il calcolo di chi lo spinge e lavora per lui è il seguente: Schlein è ritenuta da tutti inadeguata. Giuseppe Conte può bloccare Elly ma non può essere lui il candidato: dunque dovrà dire sì a una candidatura terza. Silvia Salis è ritenuta troppo fredda e ancora impreparata. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi avrebbe un problema con gli elettori del Nord. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri vuole la conferma nella Capitale: dice a tutti di credere moltissimo a quell’obiettivo e di non pensare ad altro Ernesto Maria Ruffini è inconsistente nei consensi e sconosciuto al pubblico. E allora? E allora, in considerazione del peso del tema della sicurezza, ecco spuntare il profilo di Gabrielli. Il giochino è già sotto i nostri occhi: la magistratura crea ostacoli all’azione del governo Meloni, e contemporaneamente Gabrielli scalda i muscoli. Quanto a Repubblica, torna a un grande classico: silurare i leader attuali del Pd per inventarne di nuovi. Al battage televisivo già pensa La7. È probabile che nelle prossime ore leggerete, qua e là, smentite e fiacche precisazioni. Ma voi tenete a mente questo scenario. Non è certamente l’unico che possa realizzarsi, perché le variabili sono moltissime, ma al momento la ricetta-Gabrielli è la più gradita agli chef tecno-progressisti. A quelli visibili e a quelli invisibili.