Infrastrutture
Salvini al Quirinale per discutere del Ponte. E su Vannacci: "Ingrato"
Dal Ponte sullo Stretto al caso Vannacci, passando per il Quirinale. Matteo Salvini prova a tenere insieme dossier infrastrutturali, equilibri istituzionali e ferite politiche interne alla Lega. Il punto di partenza è il Ponte sullo Stretto. Martedì il vicepremier è salito al Colle per incontrare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Salvini si è presentato nelle vesti di ministro per confrontarsi sul decreto infrastrutture e, in particolare, sulle norme che riguardano la grande opera. Provvedimenti che arriveranno oggi in Consiglio dei ministri. «Mi volevo confrontare con il Presidente anche sul testo del decreto», ha spiegato Salvini. Il Ponte sullo Stretto è rientrato nel decreto infrastrutture a metà gennaio scorso, dopo la bocciatura in autunno della delibera per la realizzazione dell’opera. La Corte dei Conti aveva sollevato dei rilievi: atto non conforme alle norme europee e opera interamente finanziata da fondi pubblici. In tal senso, il Ministero dei Trasporti sta lavorando a una norma di ottemperanza per completare il percorso approvativo in coerenza con le integrazioni richieste dalla Corte dei conti. Il testo disciplina, tra l’altro, l’acquisizione di alcuni pareri, tra cui quelli di Nars e Art, e regola la riadozione del Piano economico e finanziario, che viene adeguato alle variazioni della legge di bilancio, approvato dal Cipess ed integrato nell’atto aggiuntivo alla convenzione di concessione. Un percorso tecnico, ma politicamente sensibile, che Salvini rivendica come segno della compattezza della maggioranza.
«Da vicepresidente del Consiglio sono orgoglioso perché il Ponte, il Mose, le riforme sono possibili grazie alla compattezza del gruppo», ha detto in conferenza stampa, rilanciando anche il sì al referendum sulla riforma della giustizia. Poi ha respinto le accuse di voler limitare i poteri della magistratura contabile: «Non c’è mai stata nessuna norma che limitava i poteri di controllo della Corte dei Conti». Attaccando l’Associazione nazionale dei magistrati contabili, colpevole – a suo dire – di una «contestazione preventiva». «È incredibile che sia uscito un documento che contestava delle norme di un decreto che devo firmare io senza che il decreto fosse stato scritto» ha puntellato.
Altro capitolo, la nomina di Pietro Ciucci a commissario per il Ponte sulla quale non c’è alcun conflitto di interesse: «Ciucci non è l’amministratore delegato di una società privata, perché la società Stretto di Messina è interamente pubblica». Tuttavia, per sgombrare il campo, Salvini ha annunciato che sarà soltanto il ministero a farsi carico di tutti i procedimenti necessari: dai rapporti con la Corte dei Conti al dialogo con Bruxelles, fino all’avvio dei cantieri. C’è spazio anche per il dopo Vannacci: «L’uscita di Vannacci? Non ci rimango più male. Cito il libro della professoressa Parsi, recentemente scomparsa: "Ingrati".
Mi spiace occupi in Ue un posto che gli elettori avevano destinato alla Lega». Mentre Luca Zaia, ha parlato di «correttezza mal ripagata». «A Vannacci abbiamo spalancato le porte come mai era accaduto con nessuno», ha rivendicato l’ex governatore veneto. Ancora più duro Massimiliano Fedriga. «Pensare di utilizzare degli elettori come un taxi per poi scendere quando fa comodo è svilente», dice il presidente del Friuli Venezia Giulia. Con l’uscita di Roberto Vannacci si apre ora la partita per la successione alla vicesegreteria. I nomi in campo sono quelli dello stesso Zaia e di Fedriga. Ma per Salvini, una cosa è certa: «Deciderà il segretario».