Contraddizioni sinistre

L'ennesima ipocrisia Pd: chi oggi corre in ospedale a Torino, ieri difendeva i centri sociali

Edoardo Sirignano

La doppia morale della sinistra è quella regola non scritta per cui i comportamenti istituzionali vengono descritti come accettabili o meno a seconda del tornaconto politico. Parliamo di una contraddizione direttamente proporzionale a manifestazioni e occupazioni varie. Ecco perché quanto accaduto in seguito agli incidenti di Torino non sorprende gli esperti di Nazareno.

Lo stesso sindaco del capoluogo piemontese, Stefano Lo Russo, che, oggi, corre in ospedale per visitare il poliziotto ferito, ieri difendeva le ragioni di quei terroristi che lo hanno colpito. Basta spulciare le dichiarazioni, prima dell’evento per Askatasuna, per soffermarsi su un commento della fascia tricolore in cui esortava le istituzioni ad attivarsi per fare in modo che fosse garantito il diritto di manifestare, a suo dire, «pilastro della nostra democrazia» che «va sempre tutelato». La domanda, quindi, sorge spontanea: tale principio vale pure nel caso di antagonisti che, senza esitazioni, prendono a martellate gli agenti?

  

Il primo cittadino del capoluogo piemontese, comunque, non era stato l’unico a strizzare l’occhio a movimenti di piazza poco pacifici. Matteo Lepore, sindaco di Bologna, non dice una parola quando i famosi Pro Pal disturbavano la cerimonia in ricordo delle vittime del 7 ottobre. Non bisogna dimenticare, d’altronde, che era tra coloro che si erano distinti per ringraziare chi aveva lavorato, giorno e notte, per «garantire il diritto a manifestare di migliaia di persone». Finanche il super moderato Beppe Sala, fino a qualche sera prima dell’ultima guerriglia, difendeva i “cattivissimi” centri sociali. Riferendosi agli attivisti di Leoncavallo, li definiva un «valore storico e sociale». Le agenzie, d’altronde, sono piene di comunicati progressisti in cui si prendono le parti di chi invade la proprietà altrui. Gli stessi “violenti” di Askatasuna, prima dell’ultimo assalto, dovevano essere tutelati. Per tale causa sono state occupate finanche le aule dell'Università. Motivo per cui non c’è nulla di sorprendente se ancora adesso la Cgil, dopo le raccapriccianti immaginanti dei caschi blu picchiati, se la prenda con Salvini perché vuole mettere una cauzione a chi va in strada e distrugge tutto quello che si trova di fronte. La colpa per il solito Riccardo Magi di +Europa non è dei teppisti, ma del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che non avrebbe fatto la dovuta prevenzione. 

Motivi per cui la delegazione, inviata da Elly Schlein all’ospedale Molinette per esprimere solidarietà ai feriti, finisce per rappresentare l’ennesima contraddizione sinistra. C’è chi, come la responsabile giustizia Pd, Debora Serracchiani, adesso, fa addirittura la vittima: «La destra - tuona - sta usando i fatti dell’ultim’ora per accusare centrosinistra e magistratura di complicità con i violenti». La stessa segretaria dem, d’altronde, chiama Meloni perché preoccupata da possibili «strumentalizzazioni». 

Peccato che a smascherare chi, fino a ieri, diceva che bisognava garantire certe manifestazioni, sono quegli "alleati responsabili" che adesso giustamente devono smarcarsi: «Non basta - osserva Matteo Renzi - condannare il comportamento dei singoli. Serve una presa di distanza da certi mondi che strizzano l’occhio ai violenti». Appello condiviso da centinaia di riformisti. Non dimentichiamo che l’eurodeputata Ilaria Salis, alla vigilia dell’escalation piemontese, chiedeva agli attivisti di «rispondere agli attacchi repressivi del governo», spiegando come «rilanciare sull’allargamento delle lotte sociali» fosse la «strada giusta da percorrere insieme». Nulla di diverso da quanto predicato dai suoi compagni di AvS, che sostenevano di essere in piazza contro il «pugno duro del governo».