anno giudiziario

Una riforma per la giustizia non contro i magistrati, Nordio smonta le critiche

Gianni Di Capua

Inaugurazione dell'anno giudiziario presso le Corti d'Appello tra attacchi alla riforma della giustizia da parte delle toghe e i chiarimenti del ministro Carlo Nordio. Clima id contrapposizione. "Questa riforma e questo referendum non sono fatti né contro nessuno, né a favore di nessuno, non sono fatti per punire la magistratura né per rafforzare il governo. Non abbiamo bisogno né di conferme né di punizioni. La riforma non avrà e non deve avere effetti politici", ha affermato il ministro della Giustizia  a Milano, rispondendo in più parti del suo intervento alle critiche del presidente della Corte d'Appello di Milano Giuseppe Ondei sulla riforma costituzionale della giustizia.

"E' irriverente verso il Parlamento attribuire una volontà che nessuno ha mai voluto. E' una blasfemia". Invece "noi abbiamo enfatizzato l'indipendenza della magistratura, con cui noi cerchiamo un dialogo". Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nel suo intervento durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario a Milano, replicando al presidente della Corte d'Appello. "Ma davvero voi credete che con questa riforma il governo intenda mettere la magistratura sotto il potere esecutivo? - ha proseguito aggiungendo di aver usato ieri il termine "blasfemo che ripeto e confermo", considerando il Parlamento "una istituzione sacra".

  

"Mi auguro che la demonizzazione lasci il posto a un confronto costruttivo e civile. Se il 24 marzo si scatenasse l'apocalisse annunciata dalle sacre scritture non sarà certo per effetto del voto referendario. Il verdetto delle urne andrà accolto da tutti con rispetto e serenità, perché verrà in nome del popolo italiano per il quale tutti voi amministrate la giustizia". Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha concluso il suo intervento all'apertura dell'anno giudiziario di Napoli. "Va benissimo il confronto tra argomenti contrari ma non gli slogan falsi secondo cui i giudici dipenderanno dal governo o il governo pretende l'impunità. Lanciare gli slogan è grave se a farlo è chi nella vita quotidiana rende giustizia". Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, a Napoli. "Mi chiedo se l'asprezza della contesa debba far scadere il dibattito al punto di paventare che anche in Italia ci saranno innocenti uccisi in strada come a Minneapolis. Di questa deriva è consapevole una parte crescente della magistratura che se ne sta dissociando nonostante gli ostracismi".

Nordio tocca un altro punto nevralgico delle contestazioni di parte dei magistrati. "Non ho mai detto e non lo dirò mai che i giudici siano appiattiti sulle tesi del pubblico ministero", sono le parole del ministro che ha risposto alle domande dei giornalisti fuori dall'aula magna del palazzo di giustizia dove si è svolta la cerimonia. "L'ho visto per esperienza che moltissime volte mi hanno dato torto e poi ho anche riconosciuto che avevano ragione loro - aggiunto -. Quindi condivido perfettamente quello che ha detto il presidente Ondei. Quello che è difficile far percepire in questa atmosfera che qualche volta è troppo arroventata è che la separazione delle carriere è il precipitato logico del processo accusatorio, dal Regno Unito alla Nuova Zelanda, all'Australia, all'India, agli Stati Uniti d'America oltre ad altri in Europa. La separazione delle carriere è consustanziale al processo accusatorio".