La battaglia
Giustizia, la sfida di Forza Italia. Tajani ricorda Silvio: "È il miglior regalo"
«Questa straordinaria riforma della giustizia sarà il miglior regalo a Silvio Berlusconi, così onoreremo la sua memoria in maniera concreta». Antonio Tajani parla a una gremitissima sala principale dell’hotel Ergife a Roma, più o meno 2.500 persone in totale tra chi è seduto in platea, chi è in piedi e chi rimane fuori. Chiude così la seconda giornata di quel trittico di eventi sui Valori di Forza Italia che finirà oggi a Milano, alla vigilia del 32 esimo anniversario della discesa in campo di Silvio Berlusconi. La tappa romana, motore della quale è stata la segretaria cittadina Luisa Regimenti, ha avuto come filo conduttore la giustizia come condizione di libertà. Guardando al referendum. «Voglio rivendicare il risultato politico che abbiamo ottenuto portando a termine una delle tre riforme che i cittadini ci hanno chiesto di realizzare, votando per il centrodestra e mandandoci a governare questo Paese», spiega il ministro degli Esteri e Segretario azzurro. E aggiunge: «Quella che era più cara a noi era certamente la riforma della giustizia», che il ministro degli Esteri definisce «la riforma delle riforme». Il fatto che sia a un passo dall’approvazione, dice Tajani, indica «che Forza Italia è stata determinante nell’attività di governo e parlamentare».
Tajani poi sfata il falso argomento del blocco del no, secondo cui sarebbe una riforma ostile alla magistratura. «Non è vero che siamo il partito degli avvocati -spiega - direi che siamo il partito dei magistrati. È una provocazione? Sì. Noi con questa riforma puntiamo a salvaguardare la sacralità della toga». Nella sala è uno sventolio di bandiere del partito. È un po’ la mozione del sentimento, sulla scia del ricordo di Silvio Berlusconi, un po’ di questo grande obiettivo di riforma. In una sessione, moderata dal direttore de Il Tempo Daniele Capezzone, che vede alternarsi gli esponenti azzurri e le testimonianze della vittime della giustizia. Questa riforma, spiega Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato, «ripristina trasparenza e indipendenza e riafferma il rispetto per la vera magistratura». Paolo Barelli sottolinea: «Vogliamo riaffermare un principio chiaro: giudici e pubblici ministeri devono avere carriere separate per assicurare un giudice davvero imparziale e un equilibrio reale tra accusa e difesa». E il responsabile giustizia, Enrico Costa, sottolinea che attualmente «il giudice che sbaglia non non paga mai. Con questa riforma vogliamo fare in modo che il giudice non abbia timore del pubblico ministero, del suo strapotere mediatico». La vicesegretaria Deborah Bergamini, riprende il fondamento del garantismo, un valore che «abbiamo affermato con coraggio sin dal 1994, in un tempo nel quale era difficile anche solo pronunciare il termine».
Stefania Craxi, presidente della Commissione esteri del Senato, ricorda l’amicizia che legò Silvio Berlusconi a suo padre Bettino, e nel solco di questo legame storico e umano «riaffermiamo l’impegno per una modernizzazione del Paese che ha incontrato troppe volte l’uso distorto della giustizia come arma politica». Dunque, «il sì al referendum è una scelta necessaria a ristabilire l’equilibrio tra poteri dello Stato». In videcollegamento è intervenuta anche Francesca Scopelliti, che fu compagna di Enzo Tortora: «Quello sulla giustizia è un referendum vitale, se perdiamo preferirei essere sbranata dalle belve vere piuttosto che da quelle umane».