L'editoriale di Daniele Capezzone

Vergogna grillina, De Raho infilzato da Colosimo e linea da "bimbi di Khamenei"

Daniele Capezzone

Il tempo è galantuomo. Forse non è sempre così galantuomo come vorremmo che fosse, ma – alla lunga – qualche  soddisfazione te la dà, riconoscendo a ciascuno il giusto peso, e collocando tutti dove meritano. Ve li ricordate qualche anno fa i grillini fiammeggianti, ululanti, vaffanculanti, con il dito alzato a indicare gli altri (tutti disonesti, tutti mafiosi, tutti collusi, secondo loro)?

Ecco, la giornata di ieri si è incaricata di mostrarli per quello che sono. Sul versante ideale e morale, non sono riusciti ad andare oltre una misera astensione su un documento di solidarietà verso il popolo iraniano. In quella posizione indifendibile e oscena c’è l’essenza del grillismo: la soggezione verso Teheran-Mosca-Pechino, la mancanza di amore verso la libertà e la democrazia, una sostanziale indifferenza morale tra tiranni e vittime delle dittature.

  

Poi, nel pomeriggio, la Presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo ha infilzato il suo vice, il grillino Federico Cafiero De Raho. Proprio lui: già Procuratore Antimafia ai tempi di un dossieraggio di massa (non si era accorto di nulla, sostiene), e ora membro della Commissione chiamata a investigare su quei fattacci. Colosimo lo ha inchiodato alle sue responsabilità, come leggerete nella colonna accanto a questa. E Cafiero De Raho farebbe bene a dimettersi: non solo dalla Commissione, ma dal Parlamento. Immaginate cos’avrebbero detto e fatto i grillini se nella posizione di Cafiero De Raho si fosse trovato un esponente di Fratelli d’Italia, della Lega odi Forza Italia: si sarebbero appesi ai lampadari, avrebbero gridato al golpe, avrebbero occupato le Aule parlamentarie gli studi televisivi. Avrebbero fatto le tigri. Stavolta invece sono rimasti muti, ciechi e sordi come le tre proverbiali scimmiette.