mezzogiorno di fuoco

Scandalo dossieraggi, Ranucci e Bellavia verso l'Antimafia

Dario Martini

Domani, ore 12,30, Palazzo San Macuto. La presidente della commissione parlamentare d’inchiesta Antimafia, Chiara Colosimo, presenterà la relazione sui sui dossieraggi di Striano&Co. Quel «verminaio» scoppiato alla procura nazionale Antimafia, negli anni in cui era guidata da Federico Cafiero De Raho (oggi deputato M5S), su cui ha indagato prima la procura di Perugia e oggi quella di Roma. Ma quella di domani si prospetta come una giornata incandescente anche per un altro motivo. Perché Colosimo aprirà anche la partita di tutti gli altri dossieraggi, a partire da quello Bellavia-Report. Lo scandalo nato dal "papello" di 36 pagine (scovato da Il Giornale) contenente una lunga lista di nomi di magistrati, politici, manager e personaggi dello spettacolo. Un documento finito, non si sa come, nel mezzo agli 1,3 milioni di file che sarebbero stati sottratti al commercialista Bellavia dalla sua ex collaboratrice Valentina Varisco rinviata a giudizio a Milano. Tra quei presunti dossierati ci sarebbero anche soggetti sfiorati da inchieste per mafia, motivo per cui la commissione Antimafia avrebbe la competenze a occuparsi del caso. Alla luce di tutto ciò, il vicepresidente della commissione, Mauro D’Attis (Forza Italia), interpellato da Il Tempo, fa sapere che una volta ascoltata la relazione e le osservazioni di Colosimo, chiederà proprio l’audizione del conduttore di Report Sigfrido Ranucci e di Gian Gaetano Bellavia. Quest’ultimo è una sorta "bi-consulente", sia di molte procure in tutta Italia che della trasmissione d’inchiesta di Rai 3. C’è da ipotizzare, dal momento che hanno già messo le mani avanti negli scorsi giorni, un’alzata di scudi da parte del Movimento 5 Stelle, che si opporrà in ogni modo possibile a trattare questo tema in Antimafia.

Tra l’altro, due giorni fa il capogruppo di Forza Italia in Senato, Maurizio Gasparri, ha presentato una denuncia alla procura di Milano allegando proprio il testo di 36 pagine di Bellavia. Come fa notare l’esponente azzurro, «da quello che hanno raccontato lo stesso Bellavia ed i suoi avvocati, Report ha chiesto più volte notizie a Bellavia e non sappiamo se poi Bellavia abbia usato i materiali che gli hanno affidato le Procure per gli incarichi ottenuti. Tutto questo dovrà essere accertato, per l’appunto, da una inchiesta della Procura. Per eliminare ogni dubbio ho preparato una denuncia, allegando il documento di 36 pagine che è stato pubblicato da numerosi giornali e che circola ampiamente, affinché ci sia una luogo diretto ed ufficiale di accertamento». L’obiettivo è quello di far aprire alla procura un nuovo fascicolo. «Mi auguro che il fascicolo venga aperto - aggiunge Gasparri - non mi illudo che la magistratura, tante volte generosa con Ranucci, possa avere il coraggio di andare a scoprire la verità».

  

I legali di Bellavia hanno già avuto modo di spiegare quale sia la posizione del loro assistito. «Non si può affermare - sostengono gli avvocati - come falsamente qualcuno ha sostenuto, che via sia stato un passaggio di dati raccolti in sede di incarichi giudiziari alla trasmissione giornalistica Report, con cui pure Bellavia collabora, a titolo amicale e gratuito». Cosa sarebbe successo quindi? I legali lo spiegano in questi termini: «È accaduto che fra i dati sottratti dalla collaboratrice infedele vi fossero anche file forniti al Dr. Bellavia dai giornalisti di Report per la disamina di alcune posizioni successivamente oggetto di approfondimenti giornalistici, affinché potesse esprimere il proprio parere professionale e rilasciare le relative interviste». Intervistato da Il Giornale, lo stesso Bellavia ha fornito la sua versione dei fatti: «Non passavo nessuna carta a Report, al contrario ricevevo le carte da loro. Mi spiego: loro avevano dei documenti, me li mandavano e mi chiedevano di dirgli se in quelle carte c’era la prova di un reato, o qualcosa di simile. Io leggevo i documenti e glieli spiegavo». E ancora: «Io non ho mai fornito consulenze su carte per le quali stavo lavorando per conto di una procura o di un tribunale. Mai. Se mi chiedevano qualcosa su un’indagine sulla quale stavo lavorando, la risposta era secca: no».