Piccoli Br crescono. Cortei Pro Pal e liste anti ebrei: chi spunta tra studenti e anarchici
Vecchie cariatidi delle Brigate Rosse tra gli studenti. C’è anche l’ombra dei professionisti del disordine nelle piazze pro-Palestina dell’ultimo anno. Gli stessi personaggi che orbiterebbero anche attorno al Nuovo Partito Comunista autore della lista di proscrizione che ha messo all’indice decine e decine di giornalisti, imprenditori e politici accusati di essere «agenti sionisti». Tanto che chi ha stilato questo elenco sarebbe attualmente "attenzionato" dalle forze dell’ordine. Torna subito alla mente la manifestazione del 17 aprile 2024 all’università La Sapienza di Roma, finita tra manganellate e cariche dopo il tentativo di un gruppo di studenti di forzare l’ingresso al Senato accademico. Non c’erano solo collettivi universitari e attivisti pro Palestina. In mezzo al corteo, come raccontato da Il Tempo, si muovevano anche figure ben più esperte.
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Nel caso specifico, ad esempio, un ex membro delle Brigate Rosse, tra i volti noti alle forze dell’ordine, che oggi (come altri suoi compagni) figura come "consigliere" ideologico del fronte antagonista. E non è l’unico caso. Non più con le mani sporche di armi, quindi, ma capaci di orientare e galvanizzare le giovani leve. I veterani della militanza eversiva, si muovono tra i giovani dei collettivi, mantenendo un profilo basso ma esercitando un’influenza evidente, soprattutto nei momenti di maggiore tensione. Durante l’assalto al Senato accademico, almeno un ex brigatista è stato visto in prima linea, bandiera rossa alla mano, incitando i manifestanti. Si tratterebbe di uno degli ultimi militanti attivi del gruppo terroristico fino agli anni ’90, oggi libero e ancora presente nei contesti ad alta conflittualità.
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La manifestazioni Pro Pal, che si sono susseguite da fine 2023 in poi in tutta Italia hanno attratto non solo studenti ma anche elementi estranei all’università. La presenza degli anarchici, ad esempio, è tutt’altro che occasionale, segue un copione già visto. L’anarco-insurrezionalismo approfitta delle proteste studentesche per rilanciare il proprio messaggio e rafforzare la rete militante. Ex BR e attivismo anarchico si saldano in un terreno comune: il sostegno alla causa palestinese, divenuta il catalizzatore di una nuova stagione di proteste.
Un terreno fertile per la radicalizzazione, soprattutto tra i giovani. La narrazione antisistema trova eco tra chi contesta la politica estera del governo e i rapporti accademici con istituzioni israeliane. Ma il confine tra dissenso e disordine si assottiglia quando in piazza compaiono figure con un passato nelle file del terrorismo rosso. Gli ex brigatisti non partecipano direttamente agli scontri, ma si muovono nell’ombra, offrono supporto, formano, ispirano. Li si trova nelle manifestazioni più dure, nei cortei che sfociano in scontri, ma sempre un passo indietro, senza esporsi troppo. A trarne vantaggio sono i gruppi antagonisti che guadagnano in struttura e impatto mediatico.
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Il rischio è quello di una saldatura tra generazioni di militanti, dove la memoria eversiva degli Anni di Piombo si intreccia con il presente, sfruttando le tensioni internazionali come detonatore. Gli atenei diventano così terreno di scontro, ideologico e fisico, in cui i confini tra protesta legittima e sovversione si fanno sempre più labili. Per questo le università sono da tempo osservate speciali, soprattutto da quando la questione palestinese è tornata al centro dell’agenda politica e sociale. La galassia antagonista è compattata intorno al tema, mentre vecchie glorie dell’eversione trovano spazio e ascolto tra i più giovani. Non parlano più con le armi, ma dai megafoni. E tornano ad agitare il disordine.
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