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Dazi, “preoccupati, ma niente panico”. Meloni e l’idea della task force: il governo a caccia di soluzioni

Nel giorno in cui Bankitalia taglia le stime di crescita e la Borsa di Milano chiude in ribasso del 6,5%, Giorgia Meloni ribadisce il giudizio negativo sui dazi imposti dall'amministrazione Donald Trump, si dice "preoccupata" perché "qualsiasi ostacolo agli scambi internazionali è penalizzante per una nazione come l'Italia", eppure invita a non farne "la catastrofe che sto ascoltando in questi giorni". Nel venerdì nero per Piazza Affari, affossata dalle mosse della Casa Bianca e dai timori di una recessione globale quasi come in occasione del crollo delle Torri Gemelle (l'11 settembre perse il 7,5%), la premier conferma gli impegni in agenda, in mattinata visita ad Ortona la Nave Scuola Amerigo Vespucci, poi si sposta all'Aquila per partecipare alla cerimonia di giuramento del 99° Corso Allievi Vigili del Fuoco, infine torna a palazzo Chigi per presiedere la riunione del Consiglio dei ministri che approva un nuovo dl sicurezza.

 

  

 

È qui che Meloni prima sente il premier britannico Keir Starmer per discutere degli ultimi sviluppi internazionali e poi, davanti alla sua squadra di governo, traccia la rotta da seguire. Fissa così in agenda due appuntamenti: lunedì pomeriggio rivedrà il "gruppo di lavoro" già incontrato ieri a Chigi e "che da ora deve sentirsi prioritariamente impegnato sul tema". Gruppo formato dai vice Matteo Salvini e Antonio Tajani, e dai ministri dell'Economia, dell'Industria, dell'Agricoltura, delle Politiche europee. A tutti Meloni chiede di portare "ciascuno per la propria competenza uno studio sull'impatto che questa situazione può avere per la nostra economia". La 'task force' appena varata, poi, martedì tornerà a riunirsi per incontrare anche i rappresentanti delle categorie produttive già convocati a Chigi. "Ci confronteremo anche con loro per trovare le soluzioni migliori - sottolinea la premier al tavolo del Cdm -. L'obiettivo è avere in tempo breve un'idea il più possibile chiara, per l'economia italiana e del quadro complessivo, dell'impatto e dei settori maggiormente danneggiati nei diversi scenari, una linea d'azione per sostenere quelle filiere, un set di proposte da portare in Europa su come affrontare e rispondere a questa crisi e una linea di negoziato con gli Stati Uniti".

 

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"Ci troviamo davanti ad un'altra sfida complessa, ma abbiamo tutte le carte in regola per superare anche questa" è la convinzione di Meloni, che rimarca come "il compito di tutte le Istituzioni, non solo del governo, è quello di riportare l'intera discussione alla reale dimensione del problema". Per la premier, infatti, è importante "non amplificare ulteriormente" l'impatto che la decisione americana può avere. "E' ancora presto per quantificarne l'effetto e per capire quanto i nostri prodotti saranno effettivamente penalizzati", aggiunge tornando a predicare calma perché "panico e allarmismo possono causare danni ben maggiori di quelli strettamente connessi con i dazi". Ovvero "contrazione dei consumi e degli investimenti delle imprese". Rispetto agli Stati Uniti, Meloni mette in chiaro che "bisognerà avviare una trattativa". La visita alla Casa Bianca per il bilaterale con Trump è ancora in sospeso anche se è tornata a circolare l'ipotesi di un viaggio oltreoceano prima di Pasqua, e quindi prima dell'arrivo a Roma del vicepresidente americano JD Vance. Nei pensieri della premier però non c'è solo Washington. Anche Bruxelles, è la tesi dell'inquilina di Palazzo Chigi, deve sfruttare "questo nuovo choc che colpisce l'Europa, dopo la pandemia e la guerra in Ucraina" per affrontare questioni trascurate da tempo. Il riferimento è quindi "alle regole ideologiche e non condivisibili del Green Deal" che andrebbero "sospese per il settore dell'automotive". E poi al rafforzamento della competitività delle imprese, all'accelerazione del mercato unico e alla necessità di una maggiore semplificazione, "visto che siamo soffocati dalle regole. Dobbiamo riflettere su questi punti, che hanno rappresentato di fatto dei 'dazi' che l'Unione europea si è autoimposta".