tormenti democratici

Schlein e il bis che “divide” il Pd: “Se vince, corre alle Europee”

Mira Brunello

«Pensiero stupendo Nasce un poco strisciando / Si potrebbe trattare di bisogno d'amore / Meglio non dire». È la voce di Patty Pravo in queste ore a risuonare nella terrazza del Nazareno, Elly Schlein accarezza il sogno, e più che ad un pensiero stupendo, si fa forza ricorrendo ad una sorta di pensiero magico, non spiegabile con il ragionamento, «meglio non dire», sussurra d’altra parte anche la cantante. Ci vorrebbe un talismano ecco, perché il magico mondo della segretaria svizzera funziona un po’ come quello di Amelie, «se è andata bene per 1.600 voti in Sardegna, io speriamo che me la cavo anche in Abruzzo». Così lo stato maggiore del campo largo, Carlo Calenda compreso, si è riversato in massa tra L’Aquila e Pescara, forse anche per propiziare l’arrivo del "divino" domenica, ad operazioni di voto espletate. Come se la regione governata da Marco Marsilio fosse diventata nel frattempo uno Swing State, o comunque la Regione determinante per cambiare gli equilibri nazionali.

 

  

 

E così Elly sogna, il lancio della sua multipla candidatura europea sulla ola delle «montagne verdi» strappate alla destra, magari anche un tappeto rosso che la riporti direttamente a Bruxelles. Nei corridoi dei gruppi parlamentari dem, il pensiero magico della segretaria attecchisce poco: «Il problema è abbastanza semplice, l’Abruzzo non è la Sardegna, per consolidate abitudini di voto, per radicamento di Fratelli d’Italia, per il giudizio degli elettori sul governatore uscente», prova a ragionare un vecchio funzionario dem, che si aggira intorno alla bouvette del Senato. E quindi? «Quindi Elly come al solito sogna», chiude il ragionamento seccamente il funzionario. Così nel mercatino vintage che spopola da sempre a sinistra, torna in auge la radiosa foto di Vasto, quando nel 2011, Di Pietro, Bersani e Vendola furono immortalati insieme all’uscita dell’assemblea nazionale dell’Italia dei Valori, proprio nella cittadina in provincia di Chieti. Tredici anni dopo, sempre da quelle parti, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Carlo Calenda, provano a rinverdire quel che resta del sol dell’Avvenire. Non a caso, la segretaria del Pd userà lo stesso "talismano" provato a Cagliari, quel Pier Luigi Bersani, che oggi la affiancherà sul palco a Chieti e a Sulmona, insomma l’usato sicuro, che non si sa mai.

 

 

Però poi il sogno si interrompe bruscamente ed arriva la Basilicata. «Mi raccomando non chiedete della Basilicata, in qualche modo comunque faremo», avverte i giornalisti Flavio Alivernini, uomo ombra di Elly, preoccupato di turbare la segretaria. Il fatto è che in Basilicata, a quattordici giorni dalla consegna delle liste, non c’è l’ombra di un candidato di sinistra. Giuseppe Conte punta i piedi contro Emilio Chiorazzo, che pure è l’amico del suo amico Roberto Speranza. «Tu quoque Roberto», lo sai che il candidato deve essere mio anche nella tua Regione, pensa l’ex presidente del Consiglio, ed il patron della coop Auxilium proprio non mi piace. Ergo a Pescara d’amore e d’accordo, ma non parlate ad Elly di Potenza e Matera, dove il campo largo è già in frantumi. E dopo la Basilicata, l’incubo proseguirà in Piemonte, non è proprio il tempo di pensieri stupendi.