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Emergenza migranti, l'ipocrisia tedesca sulle Ong

Dario Martini

La Humanity 1 è una nave cargo del 1976 lunga circa 60 metri. Batte bandiera tedesca, come la maggior parte delle Ong che portano i migranti in Italia, e fa capo all’organizzazione Sos Humanity, nata nel gennaio 2022 dal distaccamento della costola tedesca di Sos Mediterranee. È salita agli onori della cronaca pochi giorni fa, quando la Germania ha rivelato un finanziamento di 780 mila euro per condurre le sue operazione in mare. Una decisione che ha fortemente irritato il premier Meloni che ha chiesto spiegazioni al cancelliere Scholz. Ciò che il governo tedesco si è scordato di ricordare è il continuo braccio di ferro di questa Ong con le autorità italiane. Uno scontro che nell’arco dell’ultimo anno ha portato anche all’annuncio di due azioni legali contro i provvedimenti del nostro Paese, senza dimenticare un reclamo alla Commissione europea affinché si esprima contro il decreto Ong del 29 dicembre scorso. In poche parole, da un lato fa causa all’Italia , dall’altro prende soldi dalla Germania. Senza il minimo imbarazzo da parte dell’esecutivo guidato da Olaf Scholz.

Il primo scontro con le autorità italiane risale al novembre scorso. Era l’inizio del mese quando la nave battente bandiera tedesca attraccò al porto di Catania. Fu data l’autorizzazione allo sbarco di 145 migranti sui 179. I restanti dovettero rimanere a bordo, essendo tutti maschi adulti sani e, quindi, non ritenuti a rischio. A quel punto, il capitano rifiutò di ripartire, disattendendo un decreto interministeriale di sosta temporanea. Dopo tre giorni anche i 34 profughi restanti furono fatti scendere. In ragione di tutto ciò, l’Ong annunciò un’azione legale e un ricorso al Tar. A febbraio il Tribunale di Catania ha stabilito che quel decreto interministeriale era illegittimo. Un’altra azione legale è stata annunciata poco dopo, ad aprile scorso, quando l’Ong ha dichiarato battaglia contro il decreto che impone a queste navi di dirigersi perentoriamente al porto che viene loro assegnato. Nel caso specifico, non voleva andare a Ravenna, considerata troppo distante. A ricorrere al tribunale civile di Roma, oltre all’Sos Humanity, sono state anche la Mission Life -line e la Sea Eye.

  

Lo scontro frontale con l’Italia non si esaurisce qui. L’Ong finanziata dal go verno tedesco, insieme ad Asgi, Emergency, Medici Senza Frontiere, Oxfam Italia, ha presentato un reclamo alla Commissione Ue per chiedere un esame della legge italiana in materia di flussi migratori. Cosa non gli andava bene? È messo nero su bianco: «La nuova legge italiana prevede che le imbarcazioni si dirigano senza ritardi verso il porto assegnato dopo la prima operazione di salvataggio, limitando così l’azione nel fornire assistenza ad altre barche in difficoltà. La norma obbliga i capitani a fornire alle autorità italiane informazioni non meglio specificate sul salvataggio effettuato, portando a una richiesta di informazioni eccessive». Questa battaglia contro le regole varate dal governo italiano non ha creato alcun imbarazzo a Berlino quando ha deciso di staccare l’assegno da 780mila euro.