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Rai, l'affondo di Giorgia Meloni: "Libero l'Italia da un intollerante sistema di potere"

Attende qualche giorno, Giorgia Meloni. Fa decantare le polemiche su nomine e nuovi assetti della Rai. Poi arriva l'affondo: "Io non intendo sostituire un intollerante sistema di potere con una altro. Io voglio liberare la cultura italiana da un intollerante sistema di potere in cui non potevi lavorare se non ti dichiaravi di una certa parte politica. Voglio un sistema plurale e basato sul merito, che dia spazio a tutti in base al valore che dimostrano e non alla tessera che hanno in tasca".

Il presidente del Consiglio sfrutta il comizio conclusivo a Catania, per la chiusura della campagna elettorale per le amministrative, per rivendicare le scelte del governo e della nuova governance della tv pubblica. Ma anche per dare una valutazione delle scelte degli altri: "Se qualcuno nella Rai deve misurarsi col merito, decide che non ce la fa e vuole fare qualcos'altro, non è un problema che ci riguarda", dice con chiaro riferimento ad alcuni volti noti che lasciano la Rai, da Fabio Fazio a Lucia Annunziata. E se "la sinistra è molto nervosa è perché ha paura di perdere questo sistema di potere", aggiunge, sottolineando che "quella della sinistra non era un'egemonia culturale ma di potere".

  

Stoccate che arrivano al termine di una giornata in cui la premier traccia un bilancio dell'azione di governo. In mattinata con l'intervento al Festival dell'economia di Trento, in serata sul palco di Catania dove, a sostegno del sindaco Enzo Trantino, si ritrovano tutti i big del centrodestra, a partire dai due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani. Tiene sempre banco l'emergenza in Emilia Romagna, "una locomotiva" che "non possiamo permetterci che si fermi. Attiveremo il fondo di solidarietà e la Commissione europea può darci una mano" anche "per un uso flessibile dei fondi di coesione", annuncia Meloni.

In entrambi gli appuntamenti, la presidente del Consiglio passa poi in rassegna alcuni temi chiave dell'attività di governo. Parlando di lavoro, ribadisce che "ridurre il cuneo fiscale di 6 e 7 punti strutturali è necessario", per questo "andremo avanti sulla riduzione della tassazione e il salario minimo non serve". Quanto alle riforme, le "faremo entro questa legislatura: l'autonomia rafforzerà la coesione nazionale grazie ai livelli essenziali delle prestazioni", mentre la riforma in senso presidenziale garantirà "stabilità della legislatura e rispetto del voto dei cittadini".

Anche sul fronte della politica estera, Meloni ricorda "la stretta di mano con Biden", un "gesto di vicinanza e di simpatia umana" che dimostra che "l'Italia è credibile e rispettata a livello internazionale", e quest'anno "crescerà più della media europea, più della Francia e più della Germania". E pure con Macron "ho parlato tanto di molti argomenti. C'è un interesse comune anche sull'immigrazione". Proprio sui migranti, la premier assicura: "Siamo nella peggiore congiuntura sull'immigrazione, ma vi prometto che alla fine la spunterò io, trovando soluzioni strutturali".

Infine, arringa la piazza siciliana annunciando a breve un provvedimento sulla difesa del Made in Italy, l'avvio della riforma della giustizia e il completamento di quella del fisco: "L'evasione devi combatterla dove sta: big company, banche, non nel piccolo commerciante a cui chiedi il pizzo di Stato solo perché devi fare caccia al reddito più che all'evasione fiscale".