alloggi costosi

Caro affitti, Elly Schlein sposa tutte le proteste. Ora sta con gli studenti

Christian Campigli

Un problema serio. Che va ad incidere sulle decisioni dei nostri giovani e sul loro (legittimo) desiderio di scegliere le facoltà migliori. Anche se queste non si trovano nella propria città. Una protesta alla quale il governo sta cercando di dare una risposta immediata, concreta e risolutiva. Cavalcata, in maniera strumentale, dalla sinistra nostrana. Non si placano gli echi della protesta degli universitari contro il caro affitti nelle grandi città. L'iniziativa di Ilaria Lamera, al Politecnico di Milano, è stato ripetuta anche da alcuni studenti a Bologna, Firenze e della Sapienza, che si sono accampati davanti al Rettorato di Roma. Secondo le loro stime, per una stanza nella Capitale si spenderebbe una media che supera i cinquecento euro. «Il problema esiste, e da tanto tempo. Il governo ci sta già investendo tantissimo, abbiamo già messo quattrocento milioni in legge di Bilancio e un miliardo è previsto dal Pnrr – ha sottolineato il Ministro per l’Università e la Ricerca, Anna Maria Bernini ai microfoni del Tg1 - In tutto dovremmo avere, da qui al 2026, settantamila posti letto in più».

 

  

 

 

 

Il sindacato studentesco «Unione degli Universitari» ha lanciato una mobilitazione nazionale in tutta Italia, da Cagliari a Torino, passando per Firenze, Pavia, Padova, Perugia e Bologna. Sul tema è intervenuto ieri mattina anche il Ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara che, ospite di Sky, ha puntato il dito contro il centrosinistra: «Io credo che il problema del caro affitti è grave ma tocca le città governate dal centrosinistra. Evidenzio come nelle città dove ci sono gli accampamenti degli studenti non sono state attivate dalle giunte comunali politiche a favore dei giovani e degli studenti per offrire loro un panorama abitativo decoroso». tema su cui ha insistito anche la deputata della Lega Simonetta Matone: «I Comuni hanno una loro chiara competenza in materia di politiche abitative. Infatti, è compito delle amministrazioni realizzare l'edilizia economica popolare, gestire la costruzione di nuovi alloggi, nonché, con gli strumenti di politica urbanistica in loro possesso, stabilire le aree dove possono essere insediati gli alloggi convenzionati e sociali, e inoltre decidere di riutilizzare a scopo abitativo, anche a vantaggio degli studenti, gli immobili dismessi di propria competenza. Insomma, il contrasto alla tensione abitativa è di competenza dei comuni. I progressisti, come da copione, hanno cercato di cavalcare l'onda della protesta. E di accusare il governo di centrodestra. «Siamo vicini a studenti e studentesse che stanno protestando contro il caro affitti: è diventato impossibile per loro trovare una casa, questo incide anche sul diritto allo studio, diritto fondamentale – ha sentenziato il segretario dem, Elly Schlein - Il Partito Democratico continuerà a spingere per convincere il governo a tornare indietro sull'errore madornale che ha fatto cancellando il fondo per gli affitti, trecentotrenta milioni di euro».

La nativa di Lugano ha dimenticato però il vero motivo della crescita esponenziale dei canoni di locazione. In particolar modo nelle città d'arte. Ovvero i cosiddetti affitti brevi, pubblicizzati sulla piattaforma denominata AirBnb. Come in molti altri casi sociali, i numeri raccontano meglio di mille parole la vicenda. Un immobile che fino a tre, quattro anni fa veniva messo sul mercato a settecento euro al mese, oggi può rendere fino a cento, centocinquanta euro. Al giorno. Molti proprietari si sono così organizzati. E così il mercato è schizzato alle stelle. I sindaci hanno (spesso) fatto spallucce, nonostante vi siano state più volte denunce e sollecitazioni da parte di associazioni che rappresentano i diritti degli albergatori. «L’obiettivo - ha affermato Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture - è dare vita ad una direzione ad hoc dedicata al tema degli alloggi, senza dimenticare l’edilizia che avrà autonomia e capacità operativa totale».