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Qatargate, la mozione di Fratelli d’Italia: Stato parte civile nel processo

Edoardo Romagnoli

Lo Stato italiano si costituisca parte civile nel procedimento penale ribattezzato Qatargate. È questa, in sintesi, la richiesta della mozione presentata ieri in Aula a Montecitorio con primo firmatario Tommaso Foti, capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia. Nella mozione si propone al Governo italiano di «sostenere ogni iniziativa utile al contrasto della corruzione» nelle competenti sedi europee, di costituirsi parte civile nel processo per «la salvaguardia e tutela dell'immagine dell'Italia nel contesto internazionale», oltre ad aggiornare il Parlamento in merito agli sviluppi della vicenda. Ma cos'è lo scandalo Qatargate? Tutto è iniziato il 9 dicembre 2022 quando la magistratura belga dispose 16 perquisizioni presso 14 indirizzi differenti nell'ambito di un'inchiesta, iniziata a metà luglio, su una presunta organizzazione criminale infiltratasi nel Parlamento europeo e sospettata di influenzare la politica dell'Unione europea. Tra i fermati ci sono: Antonio Panzeri, ex europarlamentare del Pd dal 2004 al 2019 poi passato ad Articolo 1, il sindacalista Luca Visentini, poi rilasciato, Francesco Giorgi, assistente parlamentare dell'eurodeputato del Pd Antonio Cozzolino, Niccolò Figà-Talamanca, segretario generale della Ong «Peace without justice» fondata da Emma Bonino nel 1993 e Eva Kaili, vicepresidente del Parlamento europeo, già in forza al gruppo Socialisti e Democratici europei e compagna di Giorgi.

 

  

 

Proprio la Kaili è stata trovata, secondo le ricostruzioni, in possesso di 750 mila euro in contanti di cui 600 mila nascosti in un trolley che il padre, Alexandros Kaili, ha tentato di portar via dall'hotel Sofitel di Place Jourdan di Bruxelles prima di essere fermato dalla polizia e altri 150 mila euro rinvenuti nell'appartamento che l’ex vice presidente del Parlamento europeo condivideva col suo compagno. Altri 600 mila euro sono stati trovati nell'abitazione di Panzeri. Il totale ammonterebbe a 1,5 milioni di euro. L'accusa è di corruzione, riciclaggio e associazione a delinquere.

 

 

Secondo gli inquirenti i corruttori sarebbero il Qatar e il Marocco. Il governo di Doha sarebbe stato interessato a blindare la sua leadership nell'export di gas naturale liquefatto e mettere in ombra le critiche sulle condizioni dei lavoratori impegnati nella costruzione degli stadi per il Mondiale di calcio. Il Marocco avrebbe fatto leva sui migranti come strumento di pressione sull'Unione europea per ottenere in cambio una maggiore concessione di visti ai cittadini marocchini, ma avrebbe anche cercato di far riconoscere il Sahara occidentale come regione sotto la propria sovranità per poter continuare ad estrarre fosfati.