intervista

Giovanni Donzelli sulla festa di FdI: una convention da forza di governo

Pietro De Leo

«Bilancio altamente positivo». Giovanni Donzelli, deputato, responsabile nazionale Organizzazione di Fratelli d’Italia, è stato il motore della tre giorni di dibattiti in occasione dei dieci del partito, che si è chiusa a Roma, in Piazza del Popolo.
Donzelli, avete sfidato l’ultimo week end pre-natalizio.
«È andata molto bene, da tutti i punti di vista. Quanto a partecipazione, venerdì eravamo a 10 mila persone, oggi (ieri n.d.r) abbiamo avuto moltissime persone che si sono accalcate nella piazza, oltre il tendone. Buono anche il livello dei dibattiti, perché abbiamo chiamato tutti i ministri. Abbiamo parlato di cose vere, e di prospettive».
Cosa insegna questa festa a proposito di Fratelli d’Italia?
«Non ci siamo montati la testa. Nessuno, tra parlamentari, sottosegretari, ministri. E anche la stessa Giorgia. Siamo in piazza oggi, così come 10 anni fa».

 

  

 


 

Pare di cogliere uno stile diverso rispetto alla vostra kermesse tradizionale, «Atreju». In quel caso, eravamo abituati a vedere un clima fatto anche di scherzi e goliardia. Ora lo schema è cambiato.
«In realtà sono due cose diverse. Questa è stata la festa dei 10 anni di Fratelli d’Italia, quindi è la festa di un partito di governo. Atreju è Atreju. Non c’è alcuna trasformazione. Per fare un altro esempio, anche la conferenza programmatica di Milano è stato un evento da partito di governo, anche se eravamo prima delle elezioni».
Atreju rimarrà?
«Certamente».
Che tipo di pubblico avete avuto?
«Militanti tradizionali, la nostra base. Ma anche tanti che passavano, magari si sono avvicinati per curiosità, magari per partecipare agli eventi di solidarietà. Anche la posizione aiutava».