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Omnibus, il sindaco Gualtieri avverte il Pd: "Non è a rischio scissione". E su Bonaccini e Schlein...

Christian Campigli

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Quanta saggezza in questo antico detto latino. Una locuzione che, evidentemente, non è tra le preferite del sindaco di Roma. “Abbiamo perso le elezioni perché non siamo stati capaci di fare alleanze larghe”. Parole che fanno riflettere, quelle espresse da Roberto Gualtieri, intervenuto questa mattina alla trasmissione televisiva "Omnibus".

Se da un lato il primo cittadino centra l'analisi numerica della questione, si rivela lontano anni luce dalla realtà politica. Tradotto: è evidente anche a chi ha mezza diottria che il Pd, da solo, è destinato a perdere per molti anni. A livello nazionale di sicuro, ma anche in gran parte delle regioni e dei comuni italiani. È però altrettanto indiscutibile che pensare, oggi, a un campo largo in grado di mettere insieme Matteo Renzi ed Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Stefano Bonaccini, Carlo Calenda e Giuseppe Conte è semplicemente utopistico. I dem dovranno, per una volta tanto nella loro storia, scegliere da che parte stare. O col Terzo Polo, alla conquista di un centro mai stato così poco rappresentato come in questo momento. O con Grillini e sinistra radicale, spostando l'asse politica in modo perentorio.

  

“Ci sono state tante scissioni che non hanno portato fortuna a chi le ha fatte: chi pensa questo sbaglia e non andrà da nessuna parte. I leader passano, il Pd c'è e ci sarà come principale partito della sinistra democratica italiana. Il congresso - ha detto ancora Gualtieri - deve essere sull'identità e il programma del Pd”.

Il sindaco capitolino si è poi soffermato sul profilo dei due candidati alla segreteria del Pd. “Guarderò bene i candidati, hanno tutti e due elementi di forza. Schlein sta dicendo in modo molto giusto che è necessaria una critica al nostro modello di sviluppo, più determinazione in cambiamenti profondi, redistributivi, di transizione energetica. Il cambiamento, anche profondo e radicale, deve essere trasformato in una capacità di mobilitazione della società dal basso. Il Pd è un partito di governo e deve avere una forte responsabilità e da questo punto di vista Bonaccini ha una certa solidità. Sono due candidati che esprimono cose giuste, il congresso dovrà tradursi in una capacità del partito a guardare e saper progettare un cambiamento ma in modo credibile”.