domani l’elezione

Copasir, manca ancora l’accordo sul presidente. Derby nel Pd tra Guerini e Borghi

Nuovo tassello della politica pronto ad andare al suo posto. L’appuntamento per la costituzione del Copasir e l’elezione del presidente è per domani alle 14,00. La vice presidente della Camera, Anna Ascani, lo ha annunciato in apertura dei lavori dell’Aula di Montecitorio, convocata sulle mozioni riguardanti il conflitto russo-ucraino. Sulla carta, l’accordo tra le opposizioni, alle quali la legge riserva di esprimere il presidente del Comitato, non c’è ancora. «Se c’è, noi non lo sappiamo», dice una fonte parlamentare di Italia Viva. Sul tavolo ci sono ancora i nomi avanzati dal Partito democratico, il senatore Enrico Borghi e il deputato Lorenzo Guerini. Sulla decisione finale pesa, da una parte, l’avviso dei Cinque Stelle, chiamati a indicare con Pd e Terzo Polo il presidente. Dall’altra la prassi parlamentare che prevede una sostanziale alternanza fra le due Camere.

 

  

 

La legge che istituisce il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, prevede che esso sia «composto da cinque deputati e cinque senatori, nominati, all’inizio di ogni legislatura, entro venti giorni dalla votazione della fiducia al Governo, dai Presidenti dei due rami del Parlamento in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, garantendo comunque la rappresentanza paritaria della maggioranza e delle opposizioni». Il terzo comma del medesimo articolo, prevede che «il presidente è eletto tra i componenti appartenenti ai gruppi di opposizione e per la sua elezione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti». Nella legge non vi è una esplicita previsione in ordine alla determinazione della Camera alla quale il componente del Comitato chiamato a svolgere le funzioni di presidente debba appartenere. Ciononostante, nel tempo si è registrata una sostanziale alternanza fra le due Camere nell’espressione della presidenza del Copasir nel passaggio da una legislatura alla successiva. 

 

 

Al di là del rebus procedurale, tuttavia, ce n’è uno tutto politico. Giuseppe Conte, stando a quanto viene riferito da fonti parlamentari, sarebbe più incline a votare Guerini che Borghi. «Dipende da chi candidano», ha risposto a domanda diretta il presidente del M5S, la scorsa settimana. Aggiungendo: «Guerini? Vedremo». Che l’elezione non sia ancora cosa fatta, però, lo dice anche la distanza del Terzo Polo dal tavolo delle trattative. Carlo Calenda e Matteo Renzi puntano sulla presidenza della Vigilanza Rai, alla quale è interessato anche il Movimento 5 Stelle, che proporrebbe Riccardo Ricciardi, deputato e vice presidente del Movimento. E con le opposizioni che marciano in ordine sparso, fondamentale diventerà il voto della maggioranza sui nomi messi in campo dall’opposizione.