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Dimissioni di Mattarella e Draghi presidente, tam tam clamoroso sul Quirinale

Christian Campigli

Una sintonia cresciuta col tempo. Un rapporto, umano e professionale, consolidatosi nonostante Fratelli d'Italia fosse, di fatto, l'unico partito di opposizione. Uno scenario incredibile, che verrebbe certamente apprezzato da Bruxelles e dalla Troika. Giorgia Meloni e Mario Draghi hanno trovato una sintonia inaspettata. E l'ipotesi che l'ex allievo di Federico Caffè possa diventare il nuovo Presidente della Repubblica è tutt'altro che remota. Una voce clamorosa, iniziata a girare sabato pomeriggio, sommessamente. Cresciuta domenica e diventata incessante questa mattina.

 

  

Partiamo da un punto assodato: Sergio Mattarella non vorrebbe portare a termine il suo secondo mandato. Per limiti di età, ma soprattutto per l'infinito rispetto che il Quirinale nutre nei confronti dei dettami della nostra Costituzione. Le dimissioni entro la prossima estate non sono uno scenario sconvolgente. Tutt'altro. Soprattutto se il nativo di Palermo avesse la certezza che il suo posto venisse preso dall'ex Premier. La Meloni, dal canto suo, avrebbe le “spalle coperte” con l'Unione Europea, grazie alla presenza e all'autorevolezza di Draghi, ben disponibile a salire sul colle più alto di Roma. Senza dimenticare le sue competenze in merito ai denari del Pnrr.

 

Due i problemi più difficili da risolvere, per portare a termine questa intricata operazione. Non sarà facile far “digerire” il nome dell'ex governatore della Banca centrale europea all'ala più identitaria di Fratelli d'Italia. Quella, per intendersi, che vede nella globalizzazione e in certe lobby finanziarie il male assoluto. Un problema non da poco, ma, tutto sommato, risolvibile.

 

Il vero nodo è, ancora una volta, Forza Italia. “Berlusconi non vorrebbe rinunciare all'ipotesi di poter, finalmente, eleggere un Presidente di destra. Magari provando, per la seconda volta, ad autocandidarsi – racconta, a microfoni spenti, un senatore leghista della maggioranza – Purtroppo, ad oggi, non ha più il controllo nemmeno del suo partito. Lacerato dalle polemiche interne e dalle lotte per i posti di comando”. Uno scenario tutt'altro che roseo per il nuovo governo. Un'ipotesi, quella di Draghi al Quirinale, che troverebbe consensi e voti anche nel Terzo Polo e nel Partito Democratico. Uno scudo, contro certe ingerenze di Bruxelles, del quale Giorgia Meloni non vuol assolutamente privarsi.