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La figuraccia di Rachele Scarpa del Pd: “Il lavoro non deve essere l’unico mezzo di sostentamento”

Luigi Marattin su Twitter ha tirato fuori un video della 25enne Rachele Scarpa, capolista Pd in Veneto, in cui la candidata della sinistra afferma che «dobbiamo interrompere quel circolo vizioso per cui il lavoro è l’unico mezzo di sostentamento per le persone ed è un lavoro che comincia ad essere sempre più poco pagato, dequalificato, precario e che sottrae tempo alla vita invece di essere parte della vita e del tempo di voti». Uno dei volti nuovi nelle liste dem e già finita tra le polemiche per alcuni post su Facebook su Israele è stata quindi attaccata per le sue parole dall’esponente di Italia Viva: «C’era una volta il partito del lavoro. Non è un thread polemico, a maggior ragione verso candidati giovani, di cui la politica ha bisogno. Ma anche qui è utile fare chiarezza. Che cosa intende esattamente Rachele Scarpa, che al 100% sarà eletta parlamentare Pd?».

 

  

 

«Dice - continua Marattin - che ‘dobbiamo interrompere quel circolo vizioso per cui il lavoro è l’unico mezzo di sostentamento per le persone’. Che cosa significa? Che lo debba invece essere la rendita, dietro cui non c’è produzione, crescita, occupazione? Oppure il sussidio? E in quel caso, chi produce il reddito necessario per creare e distribuire il sussidio? Altri ‘mezzi di sostentamento’, sul momento, non me ne vengono in mente».

 

 

Scarpa ha provato a difendersi sempre sul social network; «Vedo che l’estrapolazione di pochi secondi di un mio vecchio intervento ha dato il via a un dibattito sui temi del lavoro, del sostentamento e del reddito. Approfondiamo la questione! La mia generazione ha una grande esperienza di lavoro di lavoro dequalificato, sottopagato e precario. Conosciamo bene il mondo degli stage gratuiti o mal retribuiti, e la precarietà spacciata per flessibilità. Queste forme di lavoro non garantiscono una vita dignitosa: impediscono di costruire una famiglia, di acquistare una casa, di progettare la propria formazione. Tanti di noi, pur lavorando, rimangono poveri: questo è per me un terribile circolo vizioso. Il meccanismo di redistribuzione della ricchezza non è attivato dal lavoro, se questo rimane lavoro povero. Immaginare forme di sostegno al reddito universali non deve essere un tabù: è solo una delle strade percorribili per rendere concreti i principi di emancipazione della nostra generazione attraverso il lavoro e giusta retribuzione».