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Elezioni, Luigi Di Maio con Tabacci. Ma il fronte civico si è già frantumato

Dario Martini

Il tanto sbandierato «polo civico», che avrebbe dovuto far parte della coalizione capitanata dal Partito democratico, si è già rotto. Sarà molto difficile ricomporlo. Anche se dei tentativi verranno comunque fatti.

Nelle intenzioni originarie dei promotori, avrebbe dovuto raggruppare sotto la stessa bandiera le esperienze di molte liste civiche provenienti da tutta Italia. I suoi esponenti di spicco sarebbero dovuti essere tre: il sindaco di Milano Bebbe Sala, l'ex primo cittadino di Parma Federico Pizzarotti e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

  

A mandare tutto a gambe all'aria è stata la fuga in avanti dell'ex grillino, che oggi presenterà la sua nuova forza politica, naturale evoluzione di Insieme per il futuro. Si chiamerà «Impegno civico». Di Maio spiega che il nome non è stato scelto a caso, perché «vuole rappresentare quell'impegno civico che anche Papa Francesco ha evocato dal Canada».

La nuova forza politica nasce dall'unione con Centro Democratico di Bruno Tabacci. A prima vista nulla accomuna l'ex capo pentastellato con il "vecchio" democristiano. Quest'ultimo, però, ha qualcosa di speciale. O meglio, di utile: il simbolo. Regalandoglielo, permette a Di Maio di non dover raccogliere le firme obbligatorie per la presentazione delle liste. Non sarebbe nemmeno una novità. Lo ha già fatto in Senato, dove Insieme per il futuro ha potuto costituire un gruppo parlamentare autonomo. Tabacci è un esperto in questo campo. Cinque anni fa fece lo stesso con +Europa. Era inizio 2018 quando il centrista democratico prestò il simbolo ad Emma Bonino, esentandola dall'obbligo delle firme. Il ministro degli Esteri garantisce di stare lavorando per unire e non per dividere: «Con Enrico Letta c'è un rapporto di stima reciproca e spero si arrivi con chiarezza» a un perimetro «in cui si possa formare la volontà di votare dei cittadini. Perché la frammentazione non piace agli elettori».

Al momento, però, il quadro è tutto fuorché coeso. Nella nuova forza politica di Di Maio si nota subito l'assenza di Sala e Pizzarotti. Tanto che ora le forze civiche nel campo del centrosinistra sono due. L'ex sindaco di Parma, infatti, è il volto principale della «Lista civica nazionale. L'Italia c'è». Ribattezzato il «partito dei sindaci», sarebbe dovuto essere questo il contenitore originario del polo civico a cui lavorava anche Sala. Ora, invece, diventa un doppione dell'Impegno civico di Di Maio. Il coordinatore di Italia c'è, Piercamillo Falasca, esprime rammarico per «i veti incrociati che rischiano di agevolare il centrodestra».

Alla luce di queste divisioni, il sindaco di Milano pare abbia fatto un passo di lato, garantendo comunque sostegno alla coalizione di centrosinistra in campagna elettorale. A questo punto, anche la Lista civica nazionale avrebbe potuto avere il problema di raccogliere le firme. In suo soccorso si è mossa Italia Viva, che ha ridenominato il proprio gruppo alla Camera in «Italia Viva-L'Italia c'è». Ciò non vuol dire che Pizzarotti e il suo movimento si presenteranno con Renzi. Fino ad ora hanno lavorato per allearsi con il Pd. Ma in queste fasi concitate nulla è scontato e tutto può cambiare. Renzi, intanto, continua ad assicurare che correrà da solo. Sta aspettando di conoscere la decisione di Carlo Calenda, fino all'ultimo indeciso da quale parte schierarsi.

Due giorni fa sembrava probabile un'intesa tra il leader di Azione e il Pd. Ieri, invece, c'è stato un nuovo riavvicinamento a Italia Viva. Oggi dovrebbe essere sciolta la riserva. In questo quadro non va dimenticato nemmeno Clemente Mastella. Il sindaco di Benevento è il leader di Noi di Centro. Sin dall'inizio la sua aspirazione era una grande coalizione di centrosinistra. Col passare dei giorni si è dovuto scontrare con la realtà. Così ha deciso di correre da solo. La raccolta delle firme non lo spaventa. «Tra una settimana saremo pronti - assicura - Presenteremo le liste in numerose regioni, a partire da Campania e Puglia». Ma il centrosinistra è destinato ad una sconfitta amara, aggiunge l'ex Guardasigilli: «Rischia di non essere competitivo in nessun collegio uninominale. E Calenda andrà al centro ma di maggioritari neanche l'ombra».