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Caso Sicilia, il centrodestra trova l'accordo ma la tregua dura poco

Gaetano Mineo

In Sicilia, il centrodestra si ricompatta. Forse, no. La corsa a sindaco di Palermo continua a vivere ore frenetiche all’interno della coalizione. Francesco Cascio che sembrava viaggiare verso il ritiro della sua candidatura in vista di una convergenza dell’intera coalizione di Roberto Lagalla, resta invece in campo. Fumata nera dopo l’ennesimo tentativo di unità. Nel pomeriggio circolava la notizia che gli alleati della coalizione stavano per chiudere l’accordo su un unico candidato a sindaco del capoluogo siciliano, Roberto Lagalla. L’ufficialità della candidatura dell’ex assessore della Giunta Musumeci, doveva arrivare in serata. A sbloccare lo stallo, erano stati gli stessi Lagalla e Cascio tornati all’appello all’unità del centrodestra. «Voglio ancora credere e lavorare per questa unità - aveva detto l’ex rettore dell’università di Palermo - e sono certo di potere ancora sollecitare il confronto con gli amici di Forza Italia, Lega, Noi con l’Italia e con quanti sin qui confluiti sulla candidatura di Francesco Cascio».

Rilanciava l’ex presidente del parlamento siciliano. «Essendoci ancora qualche giorno di tempo prima della presentazione delle liste (il termine è il 18 maggio ndr) – aveva detto invece Cascio - lancio un appello alle forze che sostengono la candidatura a sindaco dell’amico Lagalla, soprattutto a FdI e Udc. Confrontiamoci sulla base delle prospettive immediate facendo prevalere, se ci sono i margini, la buona volontà da parte di tutti per potere rappresentare al meglio le esigenze della città». La sintesi l’aveva fatta il commissario azzurro in Sicilia. «Gli appelli di Lagalla e di Cascio, che dimostrano grande serietà e amore per Palermo non possono che interessarci – aveva dichiarato Gianfranco Miccichè - Ci incontreremo con gli alleati per fare una valutazione nell’interesse dell’unità del centrodestra e di Palermo».

  

A far saltare tutto, principalmente il metodo usato, quello degli annunci. Ed è stato dentro questa la parte azzurra della coalizione che è esploso il problema avvenuto nel tardi pomeriggio, facendo registrare l’ennesima fumata nera. A sbottare per primo, il candidato a sindaco Cascio, sostenuto da Lega e Fi: «Se qualcuno confonde la mia disponibilità al confronto con il ritiro dalla campagna elettorale ha sbagliato strada». Rincara la dose, il commissario azzurro in Sicilia. «Noi siamo disponibili a confrontarci per l’unità del centrodestra a Palermo, ma ci vuole educazione – tuona Gianfranco Miccichè -. Non ci è piaciuto il comunicato che Lagalla ha fatto ai suoi, volevano usare la nostra apertura contro di noi. Ora faremo noi le nostre proposte, vediamo che succede». Si riparte come nel gioco dell’oca.

Intanto, restano tre le candidature a sindaco del centrodestra, dopo il ritiro della meloniana Carolina Varchi: Cascio (Fi, Lega, Noi con l’Italia e Coraggio Italia; Lagalla (FdI, Udc e Iv) e l’autonomista Totò Lentini. Un passo aventi nella trattativa, tuttavia, sembra essere stato fatto: togliere dal tavolo delle Comunali di Palermo la ricandidatura a governatore di Nello Musumeci. Di ciò, se ne riparlerà dopo il 12 giugno.