governo spaccato

Forza Italia e Lega fanno muro contro le tasse di Mario Draghi. E il premier non esclude la fiducia

Daniele Di Mario

Ancora muro contro muro sulla delega fiscale, riforma su cui salta l’accordo in maggioranza. Il nodo restano sempre riforma del catasto e tasse, con FI e Lega che dicono no. Tanto da costringere il presidente del Consiglio Mario Draghi a non escludere di ricorrere al voto di fiducia. «Stiamo vagliando tutte le possibilità», spiega il premier, mentre la ripresa delle votazioni in Commissione, prevista nel primo pomeriggio, slitta in serata proprio per le tensioni tra i partiti di maggioranza. Il segretario del Carroccio Matteo Salvini è netto: «Ribadiamo il no della Lega a qualsiasi ipotesi di nuove tasse sulla casa o sui risparmi degli italiani». Parole che non sembrano però preoccupare Draghi, che fa spallucce, spiegando che l’opposizione di via Bellerio alla delega fiscale «era prevista. Andremo avanti, l’ultima volta ha prevalso il governo, speriamo che succeda ancora». Ma i partiti del centrodestra di governo tengono il punto. Lega e FI hanno votato contro la riforma del catasto e il conseguente aumento delle tasse sulla casa. La posizione - viene riferito - verrà mantenuta anche su affitti e risparmi, in coerenza con quanto dichiarato dal premier Draghi secondo cui «è il momento di dare e non di prendere».

 

  

Il tuo browser non supporta il tag iframe

 

«Nonostante la buona volontà messa in campo dal centrodestra, non ci sono le condizioni, al momento, per approvare la delega fiscale», spiegano i deputati leghisti Massimo Bitonci e Alberto Gusmeroli, rispettivamente capogruppo in commissione Bilancio e vicepresidente della commissione Finanze alla Camera, che avvertono: «Chi cercherà forzature senza accordo di maggioranza si prenderà la responsabilità di mettere in difficoltà il governo. Uniti nel dire no a qualsiasi aumento della tassazione sulla casa e riforma del catasto, cancellazione delle cedolari sugli affitti e tassazione dei Bot». Una tesi sostenuta anche da Forza Italia, che esprime forte preoccupazione per un aumento delle tasse nei confronti dei cittadini italiani e delle aziende, già provati da Covid, caro energia e guerra. Il partito di Berlusconi ha chiesto precise garanzie al governo perché nel testo non si celino aumenti o nuove tasse. A questo scopo è opportuno, per Forza Italia, che sui decreti governativi attuativi il parere del Parlamento sia vincolante. Forza Italia - spiegano fonti azzurre - è impegnata con determinazione per l’ampliamento della flat tax per i lavoratori autonomi, per il superamento dell’Irap e una sostanziale semplificazione e alleggerimento del fisco, viene sottolineato. Restano, inoltre, immutate le perplessità sulla riforma del catasto. FI pretende iniziative certe per far emergere il sommerso e illegalità, ma pretende al contempo garanzie per escludere, anche in futuro, ulteriori tasse sulla casa e sugli immobili, beni fondamentali per i cittadini e per l’economia già in crisi. «I decreti attuativi della riforma devono tornare in Commissione per un parere vincolante, per evitare che qualsivoglia manina sfrutti l’ampiezza della delega fiscale per aumentare le tasse sugli immobili, sugli affitti o suoi risparmi. Si tratta di una clausola di salvaguardia anti-tasse», dice il deputato azzurro Sestino Giacomoni.

 

 

Fratelli d’Italia, dal canto suo, auspica che Lega e FI chiedano il ritiro del testo. «Dopo aver umiliato sulla riforma del catasto le forze di centrodestra in maggioranza, ovvero Forza Italia e Lega, oggi l’umiliazione continua rispetto alla possibilità delle commissioni competenti di dare alla delega dei pareri vincolanti - dice Marco Osnato, capogruppo FdI in commissione Finanze alla Camera - Sarebbe più dignitoso chiedere di ritirare il provvedimento e cercare di fare qualcosa che vada veramente verso gli interessi degli italiani e non nelle richieste inutili e sterili dell’Ue». Il Pd chiede reputa invece «necessaria» l’approvazione della riforma «per il rilancio economico del Paese e la sua modernizzazione» e chiede a Lega e FI di non indebolire il governo «su un passaggio cruciale per il nostro futuro», spiega il capogruppo Dem in commissione Finanze Gian Mario Fragomeli. Il M5S, invece, accusa: «La delega fiscale è una riforma troppo importante per essere utilizzata per fini elettoralistici. L’impressione è che Lega e Forza Italia vogliano negare gli impegni presi nel confronto interno alla maggioranza, per non compromettere la narrazione fiabesca con cui si presenteranno agli elettori», dicono Vita Martinciglio e Giovanni Currò, rispettivamente capogruppo e vicepresidente M5s in commissione Finanze alla Camera.