malinteso chiuso

Ucraina, telefonata Draghi-Zelensky e malinteso chiuso. Sì dell'Italia alle sanzioni Ue, escludere la Russia da Swift

Dopo giorni di attesa ed equivoci, la telefonata tra Mario Draghi e Volodimir Zelensky c'è stata. "Il presidente del Consiglio ha telefonato al Presidente dell'Ucraina per esprimere a lui e al popolo ucraino la solidarietà e vicinanza dell'Italia di fronte all'attacco della federazione Russa", fa sapere Palazzo Chigi. Aggiungendo che Zelensky ha confermato "il chiarimento totale" del malinteso di comunicazioni e "ringraziato Draghi per il suo sostegno e la forte vicinanza e amicizia tra i due popoli". Ma c'è di più: durante il colloquio il capo del governo ha ribadito che il nostro Paese "appoggia e appoggerà in pieno la linea dell'Unione europea sulle sanzioni" a Mosca, "incluse quelle nell'ambito Swift". Una posizione anticipata da un tweet proprio di Zelensky: "Questo è l'inizio di una nuova pagina nella storia dei nostri Stati". Draghi ha poi assicurato che l'Italia "fornirà all'Ucraina assistenza per difendersi" e durante il colloquio entrambi hanno concordato di restare in stretto contatto nell'immediato futuro.

  

La reazione della politica italiana è positiva. Enrico Letta twitta la sua soddisfazione, mentre Matteo Renzi, aprendo l'assemblea nazionale di Italia viva, garantisce che il suo partito "voterà a favore di tutte le misure annunciate dal premier alle Camere", dall'energia all'accoglienza dei profughi in fuga dalla guerra. Con un appello-stoccata ai Paesi del Visegrad: "Siamo pronti a dare una mano ai nostri fratelli polacchi e ungheresi, ma la solidarietà va data anche quando le persone arrivano dall'Africa. È tempo di superare Dublino, ve ne accorgete anche voi". Il fondatore di Iv, poi, rilancia due idee: affidare ad Angela Merkel il ruolo di alto rappresentante per una mediazione tra Russia e Ucraina e la creazione di un fondo Ue da 10.8 miliardi per le aziende europee che subiranno il contraccolpo dalle sanzioni alla Russia, come accaduto con la Brexit. E per una volta la linea non si scosta troppo da quella del suo avversario Giuseppe Conte. Per il presidente (temporaneamente tornato in pectore) del M5S la guerra "porterà a gravi contraccolpi sul piano energetico e forti ricadute economiche", ecco perché in un'intervista al 'Corriere della Sera', dice: "Non sprechiamo tempo e lavoriamo subito per un piano di Recovery fund di guerra. Non possiamo transitare da una pandemia a una guerra lasciando famiglie e imprese ad affrontare uno tsunami con l'ombrello".

Chi chiede un supplemento di riflessione al governo, prima di appoggiare l'esclusione della Russia dallo Swift è, invece, Matteo Salvini: "Bisogna valutare fino in fondo, perché se impedisci i pagamenti tra le banche, noi non abbiamo più il gas", riflette il leader della Lega, a margine della visita al console ucraino a Milano. "Per fermare la guerra vale tutto e tutti i mezzi necessari vanno messi in campo, ma un conto è bloccare i patrimoni degli oligarchi, dei politici e dei guerrafondai", un altro è "se sospendiamo i pagamenti", altrimenti "l'Italia rimane senza gas, al buio, e poi bisogna correre ai ripari e rischia il blackout".

Il segretario del Carroccio, inoltre, ripiomba sulla polemica per il tweet del 2015 tornato 'attuale' in questi giorni, quando scrisse che avrebbe dato volentieri "due Mattarella per mezzo Putin". A chi gli chiede se è 'pentito' risponde: "Siamo nel 2022 e stiamo lavorando per bloccare questa guerra. I pentimenti si fanno in Chiesa". Una replica che provoca la reazione del Pd: "A Salvini chiediamo di fare una scelta di campo definitiva - tuona la deputata e responsabile Affari internazionali ed Europa nella segreteria dem, Lia Quartapelle -. Queste acrobazie sulle alleanze internazionali gettano discredito sul ruolo dell'Italia".

Cambiando versante politico, il ministro della Salute e leader di Leu, Roberto Speranza, poi, si concentra sul cessate il fuoco: "Al più presto le armi devono tacere e deve tornare in campo la diplomazia", dice a margine della manifestazione organizzata a Roma per la pace. "La guerra - aggiunge - non è mai la soluzione", ma "lavoriamo per sanzioni molto dure che possano far capire a Mosca che ciò che ha fatto è davvero inaccettabile". Infine, dal mondo di Forza Italia è Gianni Letta a far sentire la propria voce. L'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ai tempi dei governi di Silvio Berlusconi si affida al premier: "Abbiamo tutti fiducia che Draghi saprà assumere le decisioni più giuste". Segno che la partita che si gioca sull'asse est dell'Europa è delicata, tra le più difficili del nuovo millennio.