romanzo quirinale

Presidente della Repubblica, se i partiti non si danno una mossa a decidere saranno i mercati

Franco Bechis

Il centrodestra ha fatto la prima mossa: una terna di candidati tutti rispettabilissimi, come l'ex presidente del Senato Marcello Pera, l'ex presidente della Rai, Letizia Moratti e l'ex magistrato Carlo Nordio per tanti anni in procura a Venezia. Diversissimi fra loro, e tutti “papabili”, con pro e contro che non stiamo qui ad esaminare. Anche perché con toni gentili e il desiderio di non fare muro contro muro la porta nei loro confronti è stata subito chiusa dall'altro schieramento, che si è riunito subito dopo cercando di superare i contrasti che c'erano stati fra il segretario del Pd, Enrico Letta e il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte. La loro riunione è stata lunga e accesa, perché in questo momento hanno più difficoltà e anche meno numeri dell'altro schieramento, anche se più o meno in tutti e due i fronti alberga un certo sospetto l'uno nei confronti dell'altro.

Letta, Conte & c però hanno sostanzialmente detto agli avversari politici (la dico così, anche se trasversalmente ai due fronti bisognerebbe pure dire “alleati politici”, visto che governano insieme) che la terna è un buon passo avanti, ma che nessuno dei componenti è votabile a sinistra e che bisognerebbe incontrarsi e discuterne. L'atto di cortesia è stato quello di non contrapporre terna a terna, cosa che avrebbe sicuramente portato a una storia infinita. Ma certo dire in pubblico: “scegline quanti vuoi, ma nessuno dei tuoi andrà mai bene a noi”, non è la strada migliore da percorrere per trovare un successore di Sergio Mattarella.

  

Ognuno fa gli interessi suoi, e in altri momenti lo capirei pure. Fra tante dichiarazioni anodine ieri ne è uscita una chiara di un esponente di centrosinistra anche se atipico come Bruno Tabacci: “abbiamo tenuto il G20 in Italia solo poco tempo fa. Gli altri paesi ci hanno invidiato la qualità della guida che aveva in quel momento l'Italia: Sergio Mattarella al Quirinale e Mario Draghi a palazzo Chigi. E' quella coppia che ha dato stabilità al paese e che può evitare che vada in default come rischia di accadere con il debito pubblico aumentato in questi due anni e i soldi extra che l'Italia ha preso in prestito dalla Ue come tanti altri paesi hanno scelto di non fare, accettando solo i contributi da non dovere restituire. La migliore soluzione è confermare quella coppia”.

Tabacci ha detto una cosa che pensano in molti dentro il centrosinistra per un solo motivo: mantenere la situazione così come è per evitare decisioni che altrimenti spaccherebbero partiti e schieramenti. Sembra il punto più basso a cui sia mai arrivata la politica in Italia: non ha più il coraggio di nulla, e la sola decisione che sembra in grado di prendere è quella di non prenderne nessuna, manco quella che è richiesta ogni sette anni a un Parlamento degno di questo nome.

A tanta povertà non era mai scesa la vituperata prima Repubblica e a dire il vero nemmeno gran parte del tempo che è venuto dopo. Per altro questa linea fa a pugni con la volontà pervicacemente mostrata e ripetuta da Mattarella di non ricoprire un secondo incarico che l'attuale presidente ritiene non rispettare lo spirito della Costituzione. Se qualcuno non avesse capito bene il povero presidente uscente ha fatto pure circolare le foto dei materassi prelevati dalla sua abitazione di Palermo per essere traslocati nella sua nuova abitazione privata di Roma.

Se i leader politici non provano ad onorare il loro ruolo perdendo altro tempo, il rischio è che un nuovo presidente della Repubblica lo eleggano altri, proprio quei poteri che a parole hanno sempre avversato. Non hanno nomi su cui mettersi d'accordo? E allora rotoleranno stancamente giorno dopo giorno, bandiera dopo bandiera, fino al giorno in cui al Quirinale arriverà comunque quel Draghi su cui in maggioranza storcono il naso. Avessero fatto una scelta consapevole, un accordo politico su di lui potrei capire, e la persona è certamente degna di ricoprire quell'incarico.

Ma nessuno fin qui lo ha nemmeno proposto pubblicamente. Abdicando così alla propria funzione e in fondo missione, sul Colle il Draghi peggiore possibile verrà trasportato in groppa all'Orso dei mercati, sull'onda dello spread mosso da mani sapienti come abbiamo già visto in questa nostra fragilissima seconda Repubblica. Si può ancora evitare un brutto film così, è l'ora di prendere il coraggio a quattro mani e guardare la realtà dei numeri. Draghi o chiunque altro, scelto da quell'aula. Vi ricordate l'ultima volta che decise lo spread? Il titolone cubitale di un giornale economico, quel “Fate presto!” che fece accomodare Mario Monti ed Elsa Fornero sulla plancia di comando della nave italiana? Ecco, lo ripeto qui: “Fate presto”. Perché non vada in onda quello stesso film.