corsa al quirinale

Con Mario Draghi al Colle si va a votare

Ronny Gasbarri

L’arrivo a Roma nelle prossime ore di Silvio Berlusconi, i vertici tra leader e le riunioni di partito già in agenda, le contromosse per arginare l’effetto Omicron. A due settimane dalla prima votazione alla Camera per eleggere il successore di Sergio Mattarella, e nonostante il rinnovato silenzio di Mario Draghi («non rispondo a domande sui futuri sviluppi, sul Quirinale e altro», puntualizza il premier in conferenza stampa), la partita del Colle entra nel vivo.

Ad animarla, in particolare, il presidente di Forza Italia, candidato «ombra» del centrodestra, atteso nella Capitale oggi pomeriggio per seguire da vicino l’evolversi della situazione. L’appuntamento a Villa Grande con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, e gli altri leader dei partiti centristi, non è ancora stato fissato ufficialmente ma quasi certamente andrà in scena prima del weekend, subito dopo le riunioni in casa Pd e M5s.

  

Il Cav non molla e non ha nessuna intenzione di riporre nel cassetto il sogno di varcare la porta del Quirinale da capo dello Stato. In questi giorni di festa non si è mai fermato e con precisione ha aggiornato il pallottoliere, certo di poter raggiungere e superare quota 505 preferenze, quelle necessarie per essere eletto a partire dalla quarta votazione. Nelle numerose telefonate che l’uomo di Arcore ha avuto con diversi parlamentari azzurri il refrain è sempre lo stesso: «Con Draghi al Colle si andrebbe al voto anticipato».

Per l’ex premier la convinzione è quella che non si può interrompere il lavoro svolto finora dall’esecutivo che lui stesso ha promosso, ci tiene a dire in ogni colloquio, pertanto «meglio che Draghi resti dov’è, in caso contrario Forza Italia non sosterrebbe un altro esecutivo».

Parole che fanno saltare sulla sedia Enrico Letta, che attacca: «Penso che Berlusconi smentirà quelle parole, che sono di detti e detti riportati. Se fossero state dette veramente sarebbero molto gravi, sono sicuro che verranno smentite. La tempistica è sbagliata, profondamente». Il leader Pd insiste «non è il momento del muro contro muro ma dell’unità e della condivisione» e il Cav come «capo di partito è divisivo per definizione come me, Salvini o Conte».

Berlusconi, per ora tira dritto, e chi ha avuto modo di parlare in questi giorni, definisce il leader azzurro «tranquillissimo» soprattutto sulla lealtà degli alleati. Berlusconi infatti non teme sgambetti, né da Salvini né da Meloni, anche perché è sicuro che una sua elezione al Colle «conviene anche a loro, più che un Mattarella bis o un altro nome» scelto dalla sinistra. L’orizzonte è quello delle elezioni e un futuro governo a guida centrodestra. Nonostante poi gli auspici del coordinatore nazionale Antonio Tajani («mi auguro sciolga positivamente la riserva nel prossimo vertice») è poco probabile, filtra da Arcore, che Berlusconi esca allo scoperto durante la riunione della coalizione, dando la sua disponibilità.

Piuttosto, quello che si aspetta, è la prova di compattezza da parte degli alleati attorno a una sua eventuale candidatura. Compattezza che tuttavia rischia di sgretolarsi già prima della reunion a Villa Grande. Coraggio Italia, partito guidato da Giovanni Toti e Luigi Brugnaro, si avvia infatti a puntare su Mario Draghi al Colle, negando quindi il sostegno al leader di Forza Italia. Questa posizione dovrebbe essere ufficializzata domani nel corso della riunione congiunta di senatori e deputati. Alla riunione convocata alla Camera saranno presenti anche i vicepresidenti Marco Marin e Gaetano Quagliariello. Coraggio Italia conta su 31 grandi elettori per l’elezione del Presidente della Repubblica: 21 deputati, 9 senatori, il Presidente della Regione Liguria. Numeri destinati a pesare nella corsa al Colle, che deve comunque anche tenere conto del fattore Omicron.

Ecco perché il presidente di Montecitorio, Roberto Fico, annuncia che si confronterà nei prossimi giorni con il Collegio dei Questori e con tutti i capigruppo «sull’adozione delle misure più opportune per garantire la sicurezza del voto e minimizzare i rischi di contagio».