prezzi da capogiro

A Palazzo Chigi la divisa dei Draghi boys è d'oro: uniformi d'alta moda per i commessi

Fosca Bincher

L'appalto era stato aggiudicato nel dicembre 2019 quando a palazzo Chigi sedeva Giuseppe Conte. Fu allora che La Fraizzoli 1923 conquistò l'appalto per fornire le divise dei commessi della presidenza del Consiglio che assistono il premier e le anticamere dei sottosegretari e degli alti funzionari o lavorano nell'ufficio passi. Erano in tutto 70 e grazie al ribasso dell'azienda fondata dalla famiglia Fraizzoli (il figlio del fondatore, Ivanoe, fu a lungo presidente dell'Inter) furono battuti altri due concorrenti fornendo il vestiario per 70 collaboratori del premier a poco meno di 1.300 euro a divisa per una spesa totale di 95.12,96 euro Iva inclusa. Ma dopo Conte è arrivato Mario Draghi, e le esigenze sono, nell'anno appena passato, lievitate: i commessi impiegati nelle anticamere e all'ufficio passi sono divenuti 79, con gli ultimi due ingressi (un uomo e una donna) avvenuti nel mese di settembre. E le divise non bastavano più per tutti. Così a ottobre ci si è rivolti alla Fraizzoli 1923 chiedendo di ampliare la commessa fornendo altre 10 divise. Sia pure in così poco tempo i prezzi sono lievitati, e all'amministrazione oggi guidata da Draghi non sono bastati i riferimenti di fine 2019. Ogni divisa nuova è stata fornita al prezzo di 1.500 euro per un totale di 15 mila euro a cui però va aggiunta l'Iva.

 

  

 

Siamo poco sotto i 2000 mila euro lordi a divisa, con un aumento di circa il 50% nel giro di meno di due anni. Tanto che a palazzo Chigi si scherza già sulle divise d'oro. Saranno pure di alta ordinanza, come richiede la funzione e il decoro della presidenza del Consiglio, ma a un prezzo inferiore a quello speso ci si poteva facilmente rivolgere alle più preziose firme dell'alta moda. Intorno ai mille euro molti completi uomo invernali di Giorgio Armani, e poco di più si riuscirebbe a spendere acquistando da Ermenegildo Zegna completi uomo scuri di grande eleganza in lana e mohair. E stiamo parlando di prezzi al pubblico per singolo acquisto, perché probabilmente su numeri più grandi e richieste ripetute negli anni si otterrebbe anche da loro un bello sconticino. Non si può dire che sia un affare l'acquisto delle divise dei collaboratori di Draghi, anche se la fornitura è di primo ordine e nessuno ha fin qui avuto da ridire sul servizio offerto dall'azienda milanese che con i propri sarti poi adatta gli abiti secondo le forme e le esigenze dei dipendenti della presidenza del Consiglio dei ministri. Ma gli appalti di palazzo Chigi sono liberi e non c'è nemmeno troppa vigilanza sulle spese effettuate per cui si chiude il più delle volte un occhio, e anche più di uno. Quando poi si tratta di contratti già in essere, l'allargamento delle commesse è fuori qualsiasi contesto competitivo.

 

 

Certo qualche euro in più di questi tempi si potrebbe pure risparmiare, senza fare venire meno il decoro della importante istituzione della politica italiana. Prima di chiudere l'anno l'amministrazione della presidenza del Consiglio ha allargato anche un altro contratto in essere, come quello che era in corso con il gruppo Romeo che si occupa del facility management dell'istituzione e anche di settori meno altisonanti, come le pulizie. Draghi è maniaco del decoro e dell'igiene e i tempi suggeriscono di non badare a spese quando si tratta di sanificare gli ambienti. Così il contratto in essere con il gruppo di Alfredo Romeo è stato incrementato di un giro di pulizie e sanificazione in più in alcuni ambienti del palazzo. Doppie pulizie giornaliere nella Sala Verde, nella Biblioteca Chigiana, nella Sala Stampa, nella Sala Regia e nei due centralini, e terzo giro di pulizie e sanificazione quotidiana in tutti i servizi igienici della presidenza del Consiglio. L'aumento di costo mensile è stato di 4.631,21 euro in questo caso con Iva (835,14 euro) compresa...