il futuro della politica

Gianfranco Rotondi e la conservazione della specie democristiana

Arnaldo Magro

«Gianfranco Rotondi andrebbe conservato in una teca, tenuto lì ad analizzare ancora la politica che verrà». Lo si dice con tono meritorio, negli studi de La7, dove appunto il parlamentare democristiano, siede per presentare il suo libro. «La presentazione di un libro è un mero esercizio di narcisismo» sorride l'ex ministro. In effetti la lucidità e la capacità di leggere la politica, non ha mai difettato all'onorevole campano. «I cinque stelle sono divenuti democristiani, quando vedo Luigi Di Maio in doppiopetto parlare, ci rivedo in tutto e per tutto, l'amico Gava». Tranciante è il giudizio sul movimento e su Giuseppe Conte: «Lui è un super democristiano, così facendo però si è ritrovato a fare l'amministratore di condominio».

 

  

 

Sul futuro della politica italiana, Rotondi ha le idee chiarissime. Le sue. «Bisogna rifare la Dc e mandare Silvio Berlusconi al Colle». Secondo Rotondi serve una forza centrista, che assommata alle destre, possa governare il Paese. Un partito centrista che possa includere Matteo Renzi, Carlo Calenda, Berlusconi. Ora, appare davvero difficile immaginare tra qualche mese, Matteo Salvini e Giorgia Meloni poter governare al tavolo con Renzi e Calenda. Il futuro prossimo, a partire dall'elezione di Berlusconi, dirà se Rotondi ci ha visto lungo anche stavolta o meno. Attualmente sembra onestamente, di esser tornati indietro di trent'anni. Come se tutto fosse rimasto cristallizzato. Proprio come in una teca.