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Quirinale, parla Silvio Berlusconi: Draghi resti al governo. Poi la rasoiata a Carlo De Benedetti

Dalla partita del Quirinale al futuro del governo, dal rapporto con Matteo Salvini e Giorgia Meloni nella coalizione "anomala" del centrodestra alla gestione di Forza Italia, Silvio Berlusconi fa il punto con una lunga intervista sul Giornale di mercoledì 10 novembre. 

Il Cav non soffre più degli effetti del Covid:  "Mi sento bene, mi sono addirittura messo a dieta". Ma sul tavolo ci sono le sfide della politica. L'Italia è in crescita, guidata da un governo sostenuto da una maggioranza di larga coalizione. Ma serve una svolta liberale? "Come ho detto più volte, questo governo non è evidentemente un governo di centrodestra. Draghi sta facendo bene e sta ottenendo risultati eccellenti, grazie alla disponibilità di tutte le forze politiche della maggioranza, noi compresi, ad accettare dei compromessi, per privilegiare l'unità della nazione di fronte alla più grave crisi del dopoguerra. È evidente che un governo di centrodestra metterebbe maggiormente l'accento sulle liberalizzazioni e sui tagli alle tasse per tornare a creare lavoro e ricchezza. Lo faremo quando gli italiani torneranno ad affidarci la guida del Paese. Tuttavia non ho nulla da rimproverare a questo governo, che nelle circostanze date sta facendo davvero tutto il possibile, con buoni risultati, accogliendo molte delle nostre indicazioni e delle nostre proposte", dice il leader di Forza Italia al direttore Augusto Minzolini.

  

 

La prossima scadenza è quella dell'elezione del presidente della Repubblica, che molti vorrebbero affidare a Mario Draghi. Non Berlusconi, "sempre di più" convinto che il premier debba rimanere a Palazzo Chigi fino al 2023: "Interrompere il buon lavoro del governo mentre la ripresa è appena avviata e l'emergenza sanitaria - pur controllata grazie al vaccino - è ancora attuale sarebbe irresponsabile. Di tutto ha bisogno l'Italia meno che di mesi di conflitto politico paralizzante".

 

Il nome del centrodestra per il Colle è proprio il suo, ma Berlusconi non affronta l'argomento direttamente. Non vuole parlare di Quirinale finché resta in carica Sergio Mattarella. "Ma condivide l'importanza storica di una occasione che possa portare sul Colle un'alta personalità non riconducibile all'area di sinistra, come quelle che si sono succedute negli ultimi vent'anni?", chiede Minzolini che parla di alternanza anche al Colle. "Non metterei la cosa in questi termini. Naturalmente il centrodestra è in grado di esprimere candidature di alto livello alla Presidenza della Repubblica. Ma il Capo dello Stato deve rappresentare l'Unita della Nazione al di là degli schieramenti. Nel momento in cui viene eletto viene meno ogni sua appartenenza. Non considererei mai il Presidente Mattarella, per esempio, come l'espressione di una parte politica. Non lo sono stati Einaudi, Saragat, Pertini, che pure come lui venivano da una storia di impegno politico attivo ad alti livelli". 

 

Sul centrodestra il Cav parla dell'anomalia di due partiti al governo e uno all'opposizione, che "durerà fatalmente fino alle elezioni del 2023, quando ci presenteremo uniti". Sulla linea politica di Forza Italia "non ho sentito nessuno proporre strade diverse, che del resto non esistono. Altra cosa sono piccole incomprensioni personali, del tutto normali in una grande comunità umana e perfettamente risolvibili con rispetto reciproco e spirito costruttivo" dice Berlusconi.

Un passaggio della lunga intervista è dedicato allo storico "nemico" del Cav, Carlo De Benedetti, che in una ospitata tv dalla Gruber ha detto che con Berlusconi al Colle avrebbe riconsegnato il passaporto: "Sono frasi che non meritano alcun commento", la replica dell'ex premier.