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Gualtieri fischiato in piazza, così la sinistra si è persa il popolo

Francesco Storace
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È una sinistra che viaggia contromano in autostrada. È meglio se se ne sta in salotto, perché il popolo non è più alla riscossa con le bandiere rosse. Anzi, non ne sopporta più i leader. I giorni che scorrono segnano aspre contestazioni agli alfieri di uno schieramento che non ha più nulla da dire agli italiani. Perché di chiacchiere ce ne sono state fin troppe. Emblema della rottura con la piazza è stato ieri Roberto Gualtieri. Il candidato del Pd a sindaco di Roma è stato travolto dalle contestazioni dei lavoratori di Alitalia. Ai tempi belli erano osannati i capi partito della sinistra proprio nei luoghi del conflitto sociale. Ieri mattina Gualtieri non è riuscito a sillabare alcunché. E il motivo lo riguarda personalmente, perché con le sue firme da ministro dell’Economia nel governo Conte ha portato alla rovina la compagnia di bandiera e i dipendenti sotto la minaccia di migliaia di esuberi.

Tutti si sono accorti che a sinistra non possono garantire più nessuno. Il sociale diventa appannaggio delle battaglie altrui, le bandiere le devono nascondere per non farsi riconoscere. Se una folla inferocita ti grida buffone devi capire che hai torto tu e non quelli che strillano.

Il giorno prima era toccato proprio a Giuseppe Conte, contestato di brutto in Brianza. Gli hanno scaraventato in faccia persino la parola «assassino», da quelle parti la pandemia è stata più devastante che altrove in termini di vite umane e di disastro per l’economia. Qualche settimana fa i fischi se li era beccati, nelle Marche, il ministro della Salute Roberto Speranza. Poverino, inaugurava una farmacia, mal gliene incolse.

Il più dritto della compagnia è Enrico Letta, che a Siena e dintorni si fa vedere in luoghi chiusi con l’accesso consentito ai portatori di green pass. Gli improperi arrivano da fuori: urlano quelli del Montepaschi che sono candidati agli esuberi e non a un seggio alla Camera. I comizietti del segretario del Pd sono comunque al riparo di grosse contestazioni, stanno accorti i compagni dell’organizzazione. Altra musica per le piazze di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, a conferma che le indicazioni dei sondaggi forse sono ancora sotto la soglia del reale consenso. Al leader della Lega ogni tanto può capitare uno che gli chieda conto della sua politica di governo, uno solo. Nemmeno quella «soddisfazione» per la presidente di Fdi.

E da ieri, anche Enrico Michetti ha potuto constatare la svolta della sua campagna elettorale. È la destra che può intercettare la rappresentanza reale degli italiani - Roma compresa - e le entusiasmanti previsioni di una sinistra salottiera rischiano di andare a sbattere con la realtà del voto di ottobre. Al diavolo quei dibattiti fra pochi intimi, il candidato del centrodestra a Roma ha dimostrato di poter competere alla grande nel confronto sociale con i lavoratori, le categorie più esposte alla crisi, il popolo degli sfiduciati. E a Roma sono tanti, anche per i cinque anni in cui l’amministrazione locale - da quella comunale a quella regionale - non ha saputo tutelare gli interessi dei cittadini. Alitalia ne è l’esempio. Come ha ricordato Michetti, non solo per il numero di occupati; non solo perché porta nella Capitale da tutto il mondo quanti ne vogliono ammirare la cultura profonda che esprime col suo immenso patrimonio; ma anche per la logistica e quell’impresa che ha ancora bisogno di una compagnia di bandiera.

W il sindaco, potremo dire da ora in avanti, se si confermerà capace di rappresentanza sociale. La sinistra resta indietro. A mangiare caviale per pochi mentre la destra combatte per il pane per tutti. Ora corretegli appresso, se siete capaci, certi sondaggi sui ballottaggi paiono fumo negli occhi. Altro che le fughe dai dibattiti. Se Michetti sceglie la piazza e la rappresentanza sociale ha solo da vincere in questa campagna elettorale. I leader finora sono stati fantastici. Dalla Meloni a Salvini e Tajani stanno correndo ovunque per sostenerlo, ma lui deve fare un passo in più ed è quello più in mezzo al popolo, con la sua personalità. I dibattiti li facciano i beniamini dei salotti, perché il confronto migliore è quello in mezzo al popolo, guardando in faccia la realtà dei problemi, affrontando le persone, impegnandosi a risolvere i conflitti sociali.

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