ultimo sopruso

Tamponi gratis ovunque o il green pass è una tassa

Franco Bechis

Ad oggi non hanno ricevuto nessuna dose di vaccino 410 mila italiani sopra gli 80 anni, un milione di italiani tra i 70 e gli 80 anni, un milione e 900 mila tra i 60 e i 70 anni e 3,1 milioni tra i 50 e i 60 anni. Nelle categorie più a rischio dunque 5,5 milioni di italiani non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino. Sono tanti, e non sono eserciti di no vax anche perché altri 2,5 milioni di italiani sopra i 60 anni hanno ricevuto la prima dose e sono in attesa della seconda. Non sono risultati eccellenti, anzi. Sono numeri che dicono come il sistema sanitario nazionale non sia riuscito a raggiungere tante persone in Italia in questa campagna di vaccinazione che doveva essere così essenziale. Per responsabilità talvolta della organizzazione centrale guidata dal generale Figliuolo, spesso per il caos organizzativo delle varie Regioni. Non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino nemmeno altri 17,4 milioni di italiani di età compresa fra i 12 e i 59 anni, e anche qui non si tratta di no vax, ma di ragazzi, giovani e meno giovani per cui in qui non è stata organizzata una campagna di vaccinazione efficace, e nei cui confronti si sono dati messaggi caotici con le dosi AstraZeneca o J&J e sulla vaccinazione eterologa. Se non hanno il vaccino le responsabilità sono essenzialmente dello Stato italiano o per colpa del governo centrale o per colpa delle Regioni, ma spesso le responsabilità sono connesse e condivise.

Questo quadro di responsabilità delle autorità pubbliche va tenuto presente ora che si vorrebbero di nuovo stringere le maglie della libertà dei cittadini con la tagliola del Green Pass. Perché la maggior parte dei non vaccinati che quel documento non può avere non ha scelto di sottrarsi all'iniezione, semplicemente non ha avuto l'opportunità di farla. Quindi non è giusto caricare sulle loro spalle una responsabilità che è tutta dei livelli di governo italiani. Certo, non è necessario avere il vaccino per avere il Green Pass. Basta un tampone, molecolare o antigenico. Ma vale al massimo tre giorni. Ora gli italiani sono o stanno per andare in gran parte in vacanza. Quei 23 milioni che non hanno manco una dose di vaccino se passeranno le regole proposte, dovranno fare un tampone per cenare in un ristorante o in una pizzeria se non c'è posto fuori e magari anche per bersi qualcosa la sera in un locale. Se non hanno abbastanza risparmi per andare in vacanza e sono costretti a restare in città, rischiano di avere bisogno di un tampone ogni tre giorni. Se vogliono uscire la sera e prenotando il ristorante scoprono che c'è posto solo al chiuso, hanno bisogno di un tampone rapido con certificato immediato altrimenti non possono entrare nel locale. Un tampone molecolare fatto da privati ha un prezzo che varia proprio a seconda dell'urgenza della risposta. Se la si vuole immediata possono costare anche più di 100 euro. Ma anche quello antigenico con risposta immediata ha un suo prezzo, intorno ai 20-25 euro a seconda dei posti dove si fa. Chi mai andrà in pizzeria una sera con la famiglia partendo da 60-80 euro di base senza ancora avere ordinato nemmeno una margherita?

  

Una cosa è certa: imporre il green pass in queste condizioni in piena estate anche per cose banali è un sopruso e come minimo obbliga il governo a garantire su larga scala anche in tutti i luoghi di vacanza la gratuità dei tamponi. E anche un ristoro alle attività commerciali che per l'ennesima volta dovessero essere danneggiate da questa scelta restrittiva, almeno risarcendo il fatturato che dovesse mancare rispetto alla scorsa estate, in cui c'era più libertà per tutti (anche senza vaccini). E' il minimo a cui deve impegnarsi il governo se ancora una volta nella “cabina di regia” prevista per domani sul tema si dovesse sentire il bisogno di limitare le libertà costituzionali degli italiani.