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Ddl Zan, Mario Draghi stoppa il Vaticano: "L'Italia è uno stato laico"

Daniele Di Mario

«Il nostro Stato è laico» e il Parlamento «ha il diritto di legiferare». Il premier Mario Draghi espone in Parlamento la posizione del governo sulla nota verbale inviata all'ambasciatore italiano presso la Santa Sede con cui il Vaticano, attraverso il «ministro» degli Esteri Paul Gallagher esprime preoccupazioni sulla legge Zan. La Chiesa, pur precisando di «non voler bloccare» il disegno di legge, ne chiede la «rimodulazione», soprattutto nella parte in cui impone a tutte le scuole di ogni ordine e grado comprese le paritarie e gli istituti cattolici - di organizzare iniziative contro le discriminazioni di genere. Per la Santa Sede ciò violerebbe il Concordato, in particolare l'articolo 7. Non solo.

Il Ddl Zan avrebbe anche effetti sulla libera manifestazione del pensiero dei cattolici e sulla libertà di culto. Non sembra essere della stessa opinione Draghi: il presidente del Consiglio non chiude la porta alla rimodulazione della legge, purché il Parlamento sia libero di valutare, discutere e legiferare senza ingerenze esterne. «Mi preme ricordare che il nostro è uno Stato laico, non è confessionale, quindi il parlamento ha tutto il diritto di discutere e legiferare», dice il premier in replica al Senato. «Queste sono le dichiarazioni che oggi mi sento di fare - aggiunge Draghi - senza entrare ovviamente nel merito della discussione parlamentare. Come vedete, il governo la sta seguendo ma questo è il momento del Parlamento, non è il momento del governo».

  

 Draghi poi specifica cosa voglia significare il concetto di laicità: «Cito una sentenza della Corte Costi tuzionale: la laicità non è indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, è tutela del pluralismo e della diversità». Quanto ai timori del Vaticano, il premier spiega: «Il nostro ordinamento contiene tutte le garanzie per rispettare gli impegni internazionali tra cui il Concordato. Ci sono i controlli preventivi nelle commissioni e poi i controlli successivi della Corte Costituzionale».

LE REAZIONI
Ma la presa di posizione del Vaticano sulla legge Zan continua a far discutere la politica. «Ci riconosciamo completamente nelle parole di Draghi in Parlamento sulla laicità dello Stato e sul rispetto delle garanzie», commenta il segretario del Pd Enrico Letta. Dure invece le parole del presidente della Camera Roberto Fico, che difende l'autonomia e l'indipendenza delle Camere: «Il Parlamento è assolutamente sovrano, i parlamentari decidono in modo indipendente quello che vogliono o non vogliono votare. Noi come Parlamento non accettiamo ingerenze, il Parlamento è sovrano e tale rimane sempre». La Lega invece chiede una rimodulazione del testo, ribadendo, per bocca del segretario Matteo Salvini, la propria disponibilità a un confronto.

«Per il ddl Zan ho dato la disponibilità a Letta di confrontarmi sui temi, silenzio che arriva dal Pd è assordante - dice il leader del Carroccio Accolgo l'appello della Chiesa, ragioniamo su come punire discriminazioni e abusi senza mettere censure e coinvolgere bambini. Aspetto una risposta dal Pd». Il senatore della Lega Andrea Ostellari e i rappresentanti di FdI nel frattempo chiedono nel corso della conferenza dei capigruppo a Palazzo Madama di sospendere l'iter del ddl Zan in Senato dopo la nota verbale del Vaticano.

Sul tema interviene anche da Bruxelles la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, che prende posizione anche sulla legge «anti Lgpt» approvata dal parlamento ungherese. «Non ho avuto il tempo di leggere la norma e sono abituata a giudicare quello che conosce spiega la Meloni - Ascolterò il punto di vista del presidente Or ban e poi voglio leggere la normativa. Considero un po' schizofrenico l'atteggiamento della sinistra italiana. Il collega Zan il giorno prima è contento del fatto che la Commissione Ue contesti una legge approvata dal Parlamento ungherese, il giorno dopo si dice scandalizzato» dell'intervento del Vaticano su una legge «in discussione al Parlamento italiano. Non si possono usare sempre due pesi e due misure». «Penso che queste siano materie - prosegue la Meloni - in cui i parlamenti nazionali abbiano tutto il diritto di legiferare, poi ci sono questioni come quelle dei rapporti Vaticano -Stato italiano che non riguardano il tema dell'ingerenza, ma il tema di due Stati che hanno un accordo e uno dei due Stati dichiara che rischia di essere violato».

IL CASO UNGHERIA
Intanto il tema dei diritti continua a tenere banco all'Europeo di calcio. Il presidente ungherese Orban ieri sera non ha assistito a Monaco di Baviera alla partita tra Germania e Ungheria dopo le polemiche legate al «no» dell'Uefa alla municipalità di Monaco che aveva chiesto di poter illuminare l'Allianz Arena con l'arcobaleno, simbolo della lotta alle discriminazioni sessuali e di genere. La contestata legge che vieta i contenuti che possono «promuoverè l'omosessualità», approvata dal Parlamento ungherese, ha scatenato la reazione delle istituzioni europee: i commissari europei Didier Reynders (giustizia) e Thierry Breton (mercato interno) hanno inviato alla ministra per la giustizia ungherese Judit Varga una lettera in cui si ribadisce che, se approvata, la legge nazionale violerebbe le norme europee.

«Se lo stadio di calcio di Monaco o un altro stadio europeo è illuminato con i colori dell'arcobaleno non è una decisione dello Stato», spiega Orban lanciando un appello ai politici tedeschi affinché accettino il divieto della Uefa in merito. La risposta del governo tedesco non si fa attendere: «La decisione dell'Uefa dovrebbe essere rispettata - dice il portavoce del governo Steffen Seibert - Questo non cambia il fatto che la stragrande maggioranza delle persone, in Germania, rifiuta la discriminazione e l'intolleranza». La stessa Uefa cerca di smorzare i toni, ricordando di «essere orgogliosa di indossare i colori dell'arcobaleno. L'arcobaleno è un simbolo che promuove tutto ciò in cui crediamo: una società più giusta ed egualitaria, tollerante verso tutti, indipendentemente dalla loro provenienza, credo o genere», spiega il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, ribadendo che «non vogliamo essere utilizzati per iniziative populiste, questo è l'unico motivo per cui abbiamo preso questa decisione».

Intanto, sale a 17 il numero degli Stati membri dell'Unione europea che, su iniziativa del Belgio, hanno firmato la dichiarazione comune che esprime preoccupazione per la legge ungherese. Ai primi firmatari si è aggiunta anche l'Italia, come conferma il premier Mario Draghi. A dare manforte interviene la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, definendo la legge una «vergogna» e ribadendo che il testo «è chiaramente discriminatorio contro le persone sulla base dell'orientamento sessuale» e ciò «va contro ogni valore fondamentale dell'Ue, ossia la dignità, l'uguaglianza, i diritti umani fondamentali. Non faremo compromessi su questi principi». «La dichiarazione del presidente della Commissione una vergogna perché si basa su false accuse - risponde il governo di Budapest -Ii disegno di legge ungherese di recente adozione tutela i diritti dei bambini, garantisce i diritti dei genitori e non si applica ai diritti di orientamento sessuale delle persone di età superiore ai 18 anni, quindi non contiene elementi discriminatori».

Intanto, una bandiera arcobaleno simbolo dei diritti Lgbt è stata issata all'ingresso della sede del Parlamneto europeo a Bruxelles, come ha deciso il presidente Davide Sassoli accogliendo una richiesta dell'eurodeputata Terry Reintke.